Villa Catena riapre per Veronica De Laurentiis

Veronica De Laurentiis, primogenita del mitico Dino e della grande Silvana Mangano, la «coppia reale del cinema italiano», è il ritratto spiccicato della madre, a eccezione di due grandi occhi color nocciola, ancora più vivi di quelli del padre. Stilista, attrice, autrice di soggetti teatrali e ora scrittrice, nel suo continuo peregrinare per la presentazione del romanzo autobiografico «Rivoglio la mia vita», pubblicato dalla e/o, in questi giorni è a Poli, un pregevole borgo medievale a cavallo di Tivoli e Palestrina, ospite di Marco Brugnoli, vecchio amico di famiglia. L’occasione è offerta dall’apertura eccezionale di Villa Catena al pubblico domani sera nell’ambito della rassegna «Agosto Polese 2007». Meglio nota come Palazzo dei Principi, Villa Catena è una dimora del Cinquecento che domina una tenuta di quasi novanta ettari, già residenza dei duchi di Poli, dei principi Torlonia, di Papa Innocenzo XIII e, per circa un decennio, dei... De Laurentiis.
Signora De Laurentiis, quanto tempo è realmente vissuta a Villa Catena?
«Dai 14 anni fino al matrimonio, sei anni dunque. Quando ci siamo trasferiti dalla villa sull’Appia Antica la casa mi faceva paura, perché era enorme, molto più grande della villa. Dopo qualche tempo ci siamo abituati e la casa ci apparve davvero bella».
La descrizione del suo ambiente domestico è a dir poco cruda. Scrive, fra l’altro, di «una famiglia che aveva il tabù delle verità personali». Ha rivelato proprio tutto nel libro?
«Ho detto tutta la verità. Ho tenuto nascosta quella parte che non riguarda la mia vita. I miei figli all’inizio erano molto impauriti del fatto che io dessi alle stampe questo libro. Oggi, a tre mesi dalla pubblicazione, mi hanno ringraziato perché nella loro vita stanno cambiando delle cose che prima non andavano bene».
In questo suo romanzo-confessione racconta di violenze casalinghe subite, sevizie su una delle figlie e altre storie di ordinaria follia. Grazie a un’organizzazione che aiuta le vittime di abusi, è uscita dal tunnel. È in grado di indicare qualche via di fuga alle donne che vivono il suo calvario?
«Il segreto della vita è non avere segreti. Soprattutto, bisogna chiedere aiuto, che è una cosa difficilissima per una donna della quale si è abusato fisicamente o anche solo mentalmente. Perché le donne che non riescono a ribellarsi, come lo sono stata io, sono donne molto insicure, hanno paura di esprimere i propri bisogni, esattamente come me. Sono convinta che se io, dopo la mia prima violenza a 18 anni l’avessi denunciata, non avrei poi sposato un pedofilo».