Villa Chiara: muti i gestori, parlano solo le due badanti

Non parlano. Adriana Gigliotti e il marito Sabatino «Tino» Cipollini, 61 e 64 anni, accusati di duplice omicidio aggravato e sequestro di persona, fanno scena muta davanti al pm della Procura di Civitavecchia Giuseppe Deodato. Le loro dipendenti, invece, raccontano per filo e per segno ciò che avveniva a Villa Chiara, la «casa di riposo» per anziani abusiva di Santa Severa. La prima è l’ex suora del Madagascar, Prisca Rafasa, 28 anni, ancora ricoverata all’ospedale San Paolo e iscritta nel registro degli indagati assieme alla sua collega, una romena di 34 anni e due figli piccoli.
«Le badanti eseguivano solamente gli ordini - spiega il tenente colonnello Giuseppe La Gala -, la prima avrebbe dovuto controllare che le vittime dormissero tranquillamente, la seconda avrebbe chiuso a chiave il magazzino la sera di venerdì. Per ora restano a piede libero». Mentre proseguono i rilievi della scientifica della compagnia Civitavecchia questa mattina, intanto, verrà affidato l’incarico per le autopsie sui corpi di Lamberto Di Bernardino, 82 anni di Cerveteri, e Giovanni Marongiu, 91 anni di Santa Marinella. I loro corpi sono stati trovati, all’alba di sabato, uno riverso dietro la porta d’ingresso della catapecchia, la «dependance» della struttura principale in cui erano alloggiati altri 10 anziani, l’altro nel bagno. Un disastro annunciato viste le condizioni dell’impianto elettrico fatiscente. È bastato aumentare la potenza della pompa di calore, unica fonte di riscaldamento per i poveretti, per surriscaldare la presa e provocare l’incendio. Il fumo concentrato in 11 metri quadrati di spazio ha fatto il resto. La prima a sentire le urla disperate dei due anziani e accorrere in loro aiuto è stata Romea. Ma anche lei, in pochi istanti, perde i sensi per le esalazioni tossiche. A prestarle soccorso un carabiniere della stazione di Santa Severa, Luca Lopresti, e un volontario della Misericordia. «Era riversa in terra e non respirava - racconta il carabiniere -. Le ho praticato un massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Si è ripresa per qualche istante, poi è svenuta di nuovo. Ho continuato fino all’arrivo dell’ambulanza». A lanciare l’allarme al 115 e 112, invece, gli stessi proprietari del «lager» registrato come bed and breakfast. «Una struttura non accreditata - precisa in una nota la Asl Roma F - assimilabile per tipologia a qualsiasi struttura ricettiva per persone autosufficienti». I Cipollini, moglie e marito psicologi con un passato lavorativo nella cooperativa «La Foglia», 7 anni fa decidono di trasformare la loro abitazione in casa di riposo. Nonostante le autorizzazioni mancanti e una serie infinita di irregolarità che i carabinieri stanno ancora accertando, la retta è abbastanza salata: 1700 euro al mese ogni ospite, più le spese straordinarie. E i per più «irrequieti» c’è il tugurio in giardino. «Sulla situazione - aggiungono i militari - i familiari dei pensionati non sapevano nulla». Gli ospiti scampati al rogo sono stati trasferiti a Villa Lessona. Ora la parola spetta al gip per l’eventuale interrogatorio di garanzia o per la richiesta di rinvio a giudizio.