Villa De Mari restaurata con le frittelle

Il palazzo è di 4.700 metri quadrati e al suo interno ci sono persino una chiesa un teatro e ottanta stanze

Viene da credere ai miracoli quando certe iniziative scaturiscono dalla volontà di potenza di un gruppo di persone di un quartiere compatto nelle intenzioni come appare quello di Palmaro. Non vi sono aggettivi appropriati per lodare quanto è stato fatto in soli 10 mesi alla Villa De Mari dall'apolitico Consorzio Volontario composto da: Comitato Palmaro, G.S. Palmarese, Il Borgo, Amici Palmaro, REL protezione civile, Comitato volontario Villa De Mari, Radio Emergenza Liguria.
Immaginatevi di aprire i cancelli e trovarvi di fronte ad una giungla, ecco come appariva all'inizio il complesso della Villa. Una cosa che avrebbe fatto desistere chiunque tranne certe mani sapienti, memori di una tradizione ortolana che avevano abbandonata negli anni Sessanta, per cedere aree alla superspeculazione edilizia. Mani mosse d'incanto, quasi automaticamente, come percorressero un tratturo antico ben noto, con il solo proposito di riportare tutto indietro di 14 anni, quando «tutto di beltà splendea Villa Orsolina» (B. D'Albertis).
Alcuni brevi cenni storici sono doverosi. Palmaria o Laveosa con Prata vicina a quel tempo aveva soltanto 50 fuochi (ogni fuoco 4 persone) ed era una meraviglia. Del grande pittore voltrese Andrea Ansaldo, il Soprani scriveva: «salito in fama il giovin pittore fu eletto dai signori Adorno a frescare alcune stanze della loro villa non molto distante da Voltri» e più tardi: «Doppo di che, bisognoso di riposo...si ritirò nel luogo Deliciosissimo di Prato (Prà) dove, doppo aver consacrato alcuni mesi alla quiete dell'animo suo, ripigliò i pennelli e colorò a fresco nel palazzo di Gio Battista Negrone il salotto più principale». La villa esisteva dal XVI secolo munita di torre. Nel XVII secolo i Pinelli affidarono all'architetto Bianco i lavori di ammodernamento ed l'ulteriore ampliamento. Composta da due corpi di epoche diverse, ha una superficie totale coperta di 4700 metri quadrati. Vi trova spazio un teatrino, una sala mense, 80 camere, una sala giochi, una chiesa. Il parco si estende per 5000 metri quadrati ed è ricco di masse arboree percorse da numerosi vialetti. Nel XVIII secolo la proprietà passa ai Negrone e dopo ai De Mari, che la detengono fino all'inizio del 1900 quando fanno donazione alle suore Orsoline che, dopo 100 anni la vendono ad Arte. Nel 2005 improvvisamente, senza preavviso, Arte, la mette in vendita provocando la reazione dei consorziati del quartiere che, protestano vivamente presso la Regione riuscendo a sospendere l'operazione vendita. I cittadini, dal 2006, ottengono che la villa sia di pubblica fruizione. Con la professionalità dei volontari sono state ripristinate le giostre e gli scivoli. Con le feste «domeniche in villa» a base di musica, frittelle, baccalà, vino e bibite, sono state recuperate le cifre per il ripristino di una pista di pattinaggio, ricupero che il Comune, non avrebbe mai avuto i mezzi per fare. Ora si tracciano i programmi: ogni primo sabato del mese, mercatino artigianale; 26 maggio, concerto civico serale; 29-30 luglio, tradizionale festa di S.Pietro.
Le richieste a Provincia e Regione è di fare in modo che il Comune acquisti la villa, chiesa sconsacrata compresa. Potrebbe, questo, servire in parte come risarcimento, un segno inequivocabile di risalita della china verso una riqualificazione ambientale.
Sognare è consentito a tutti, immaginiamo se non lo possono fare questi «gasati» volontari che sulle ali dell'entusiasmo, propongono ad esempio di sistemare qui la sede del consiglio di Ccrcoscrizione VII Ponente che attualmente, in Voltri, paga l'affitto all'autorità portuale. Altro utilizzo potrebbe essere per ospitare i teams di canottieri per le gare internazionali che si svolgono nel canale di calma che dista dalla Villa soltanto poche diecine di metri: eviterebbe loro di spostarsi in alberghi sparsi fra Genova e Savona. Mostre d'arte, ad esempio, in queste sale troverebbero una degna sede. Tante e molteplici sono le possibilità che la circoscrizione può sfruttare, tanto che ha già stanziato 10.000 euro per le opere urgenti come un'apertura al lato nord nel cuore proprio dell'abitato di Palmaro; gli altri cittadini potranno entrare dalla principale in via Aurelia. Un altro intervento è previsto per ristrutturare i servizi igienici, impianto idraulico ed elettrico compreso. Ormai non si possono fare passi indietro, il Consorzio ha saputo coinvolgere, con mosse strategiche il Comune, la Provincia, la Regione ed Arte al fine di anticipare e prevenire le solite menti eccelse che in ogni occasione intravedono la possibilità di fare una speculazione edilizia; magari una bella torre alta 100 metri. Quelli di Palmaro si sono lasciati illudere con la chimera del porto, costretti poi a leccarsi la ferita con la fascia di rispetto, non hanno più nessuna intenzione di far concezioni di sorta: nessun passo indietro. Le cose sembrano andare finalmente nel verso giusto e miglioreranno ulteriormente quando, sembra ormai certo, verrà aperta proprio in questa precisa zona una stazione di treno metropolitano.