La villa dei Gucci finisce ai cinesi: diventerà un mega agriturismo

Marco Gemelli

da Firenze

Avranno gli occhi a mandorla, i prossimi proprietari della storica villa della famiglia Gucci, a San Miniato di Pisa. Nel destino di villa La Selva - è questo il nome della magione, anche se nella zona è conosciuta semplicemente come Villa Gucci - c'è una cordata di imprenditori cinesi, seriamente intenzionati ad acquistare la dimora che da sempre appartiene a una delle più importanti casate fiorentine. E così, dopo aver lanciato la sfida ai mercati occidentali sul campo del tessile e del settore manifatturiero, adesso l'avanzata del Celeste impero coinvolge anche strutture immobiliari di valore storico, legate alla tradizione del made in Florence.
Nel corso dei secoli la villa ha infatti ospitato tra le sue mura gli esponenti più illustri dei due rami della dinastia, tra cui quello di Guccio che originò il marchio producendo cappelli a San Miniato. Ed è proprio a un altro Guccio Gucci - attuale proprietario della villa, pronipote e omonimo del capostipite - che si sono rivolti gli imprenditori cinesi, attraverso un intermediario pratese. Obiettivo della cordata è acquistare la villa della casata a fini commerciali: anche se un utilizzo sicuro della struttura non è ancora stato definito dai futuri compratori, pare che gli imprenditori vogliano realizzarvi un centro turistico. Nessuna sorpresa, se consideriamo che già da qualche anno le più raffinate ville del pratese sono finite nelle mani di ricchi commercianti asiatici e che lo stesso turismo cinese - che solo da un paio d'anni si è aperto ai mercati europei ed italiano - è in molti casi strettamente autoreferenziale: i turisti provenienti da Pechino e dintorni cercano infatti spesso di alloggiare e desinare in strutture gestite da connazionali, con perdite considerevoli per la ricettività locale.
Sul destino della villa, insomma, per il momento c'è un grosso punto interrogativo. A spiegare le ragioni della vendita è lo stesso Guccio Gucci, architetto che vive a Viareggio. «La tenuta - ha raccontato, descrivendola ancora con affetto - una volta era splendida, circondata da cinque ettari di terreno con poderi e da alberi secolari. Così come era splendida la casa, con tanto di frontone gentilizio: 650 metri quadrati arricchiti dagli affreschi alle pareti dei saloni centrali sui quali si affacciano le stanze private, che richiamano le origini seicentesche della struttura e l'influenza settecentesca». Dal dopoguerra in avanti, villa La Selva non è mai più stata utilizzata dalla famiglia: trasformata in magazzino agricolo, poi svuotato, è rimasta fredda e senza inquilini. E il tempo ha esercitato il suo diritto a usurare, corrodere e sciupare. I ladri hanno fatto il resto, depredando la villa di tutto ciò che si poteva prendere. Della trattativa - due milioni di euro come base, secondo quanto conferma lo stesso Gucci, e pagamento rateizzato in un anno - sono escluse le tre coloniche adiacenti da ristrutturare, mentre è compresa la cappella privata a due passi dalla villa, immersa nel verde. «Gli arredi della cappella li ho presi io - ha spiegato l'architetto Gucci - e adesso li tengo in casa a Viareggio: una pala (un angelo del Seicento), gli inginocchiatoi e gli arredi. Ma la villa no, quella non mi interessa più, non avevo più il tempo di godermela».