La Villa Reale di Monza apre le sue segrete stanze

Nell’ambi­to dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità vengono aperti
al pubbli­co per la prima volta (fino al 30 set­tembre 2012) gli
appartamenti del piano nobile della Villa. L’occasio­ne è la mostra <em>Regina Margheri­ta</em>, ideata da DnArt e curata da Elena Fontanella

Monza, 29luglio1900: quat­tro colpi di ri­voltella spa­rati dall’anarchico Gaeta­no Bresci echeggiano tra la folla as­siepata intorno alla vettura di Um­berto I di Savoia. Tre vanno a segno e uccidono il secondo sovrano del Regno d’Italia. La consorte Marghe­rita, che lo attendeva nella Villa Rea­le, a pochi passi dal luogo dell’atten­­tato, si vede riportare indietro un ca­davere e piomba nello sconforto. Da allora la villa di Monza, donata da Vittorio Emanuele II al figlio Um­berto e a Margherita per il loro ma­trimonio nel 1868, non sarà più resi­denza reale e insieme ai suoi batten­ti si chiudono un secolo e,per l’Ita­lia, tutta un’epoca.

Monza, 29 luglio2011: nell’ambi­to dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità vengono aperti al pubbli­co per la prima volta (fino al 30 set­tembre 2012) gli appartamenti del piano nobile della Villa. L’occasio­ne è la mostra «Regina Margheri­ta», ideata da DnArt (www.fonda­zionednart.it) e curata da Elena Fontanella, che inaugurerà ufficial­mente il 12 settembre. Progettata da Giuseppe Piermarini a fine Sette­cento, la Villa divenne sotto i Savo­ia uno dei luoghi di svago preferiti dai sovrani. Umberto e Margherita vi soggiornavano volentieri: il re vi ritrovava ricordi d’infanzia (senza disdegnare scappatelle nell’adia­cente dimora dell’amante ufficia­le, la duchessa Eugenia Litta Bolo­gnini), mentre la regina, che amava l’arte e la cultura, ne fece un palco­scenico del proprio mecenatismo. Qui si circondava di intellettuali e artisti, qui diede espressione al pro­prio raffinato gusto estetico pro­muovendo interventi strutturali e decorativi.

Non è un mistero che Margheri­ta abbia stabilito fin da subito un le­game profondo con la reggia mon­zese, che definì «casa nostra vera­mente, perché il re ce l’ha assegna­ta in proprio». Le stanze del primo piano, visitabili da oggi, recano l’impronta personale della regina: era nota la sua sensibilità nella scel­ta degli arredi e delle suppellettili. Il percorso di visita si snoda attraver­so gli appartamenti reali: si parte dalla Sala della pendola, una stan­za d’aspetto per l’appartamento della regina, per accedere poi al suo Salotto, con le caratteristiche quattro porte in vetro sui lati della stanza. Camera da letto, Sala da ba­gno e Guardaroba completano la zona riservata a Margherita. Si acce­de quindi alla Sala del trono di Um­berto, in cui il re dava ricevimento sotto una splendida volta con stuc­chi in stile barocco, allo Studio con tappezzeria di seta a ghirlande flo­reali e boiserie laccata grigio perla, alla Camera da letto del re e ai Gabi­netti con decorazioni preraffaelli­te. Fra gli arredi originali, il grande armadio a cinque battenti del Guar­daroba, il tavolone in mogano con cassetti dell’Armeria e la Bibliote­ca, spazio comune agli apparta­menti dei due sovrani.

Contribuiscono a ricreare il cli­ma dell’epoca, in un dialogo inces­sante fra oggetti, ambienti e perso­naggi, pezzi provenienti in gran par­te dalla mostra «Regina Margheri­ta. Il mito della modernità», da po­co chiusasi alla Villa Reale di Napo­li: dipinti, sculture, abiti, gioielli, accessori, immagini accanto a curio­sità come il libretto degli assegni personale della regina e la culla di Vittorio Emanuele III.