Villepin «distrutto»: 17 ore sotto il torchio dei giudici francesi

L’interrogatorio-record per l’affare Clearstream sigilla l’anno nero del premier. Isolato anche nel partito, è ora costretto a rinunciare all’Eliseo

da Parigi

Il primo ministro francese Dominique de Villepin termina con una grana giudiziaria e con una sconfitta politica un anno rivelatosi per lui difficilissimo. I magistrati parigini Jean-Marie d'Huy e Henri Pons - impegnati a far luce sulla vicenda di tangenti vere e presunte, che va sotto il nome di «affare Clearstream» - hanno deciso, dopo tante esitazioni, di interrogare il capo del governo come «testimone» (in Italia si direbbe “persona informata dei fatti”). Villepin di informazioni deve averne avute (e date) tante, visto che la durata complessiva del suo interrogatorio, nei giorni di giovedì e di ieri, è stata un vero record nazionale: ben 17 ore.
L'«affare Clearstream» si protrae da anni ed è riesploso la scorsa primavera. La vicenda è un autentico gioco di scatole cinesi. Si parte dalla vendita - 15 anni fa - di alcune fregate lanciamissili francesi a Taiwan, col massiccio ricorso a tangenti allo scopo di aggirare l'embargo. Negli anni scorsi alcuni amici e collaboratori di Villepin avrebbero cercato d'usare quelle tangenti per incastrare Nicolas Sarkozy, grande rivale del presidente della Repubblica Jacques Chirac (e dello stesso Villepin) in seno al centrodestra. Varie indagini della magistratura hanno messo in luce i comportamenti ambigui di alcuni amici di Villepin (a sua volta fedelissimo di Chirac) per accreditare la tesi di finanziamenti occulti, ricevuti da Sarkozy grazie alla banca lussemburghese Clearstream. Ma Sarkozy è innocente e così questa vicenda si è rivelata un boomerang per la corrente Chirac-Villepin dell'Union pour un Mouvement populaire (Ump), il partito di centrodestra che ha in questa legislatura la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari.
Interrogando Villepin per tanto tempo, i magistrati sarebbero giunti alla conclusione che la montatura contro Sarkozy esisteva effettivamente, ma che non ci sono elementi per accusare Villepin d'esserne stato il responsabile o anche d'esserne stato al corrente. Può darsi che alcuni faccendieri vicini al primo ministro abbiano pensato d'agire in proprio, riservandosi poi di presentare il conto a Villepin in caso di successo della loro iniziativa. Villepin ha pagato un prezzo elevato a seguito delle polemiche sull'«Affare Clearstream», mentre la vittima designata, Sarkozy, si presenta sempre più come il candidato naturale dello schieramento conservatore alla poltrona di capo dello Stato. Il maxi interrogatorio dei giudici al primo ministro coincide con le voci a proposito della probabile rinuncia di quest'ultimo a battersi per la candidatura del centrodestra all'Eliseo. Per quanto Villepin non stia rischiando (cosi' sembra) un'incriminazione, le rivelazioni circa il comportamento dei suoi amici accrescono il suo imbarazzo.
Ecco una componente di rilievo dell'Ump, finora schieratasi dalla parte dei fedeli di Chirac, saltare il fosso e pronunciarsi per la candidatura Sarkozy in vista delle presidenziali in calendario per il 22 aprile e per il 6 maggio prossimi. Si tratta dell'ex primo ministro Jean-Pierre Raffarin e dei suoi seguaci, orientati su posizioni liberali più che golliste.
Ma il sostegno più significativo a Sarkozy viene dall'uomo che fu in altri tempi (fino al 1997) l'autentico alter ego di Chirac: l'ex primo ministro Alain Juppé, sindaco di Bordeaux. Il 21 dicembre, mentre a Parigi i magistrati interrogavano Villepin a proposito della vicenda Clearstream, si teneva a Bordeaux il terzo meeting dell'Ump in vista della designazione del candidato alle presidenziali, che verrà ufficializzata il 14 gennaio in occasione di un congresso straordinario del partito. Finora la linea di Sarkozy, che è ministro dell'interno e anche presidente dell'Ump, si differenziava da quella degli amici di Chirac proprio a proposito dei criteri di scelta del candidato: il primo privilegiava la votazione interna al partito, mentre i secondi lasciavano la porta aperta ad altre soluzioni (leggasi una candidatura Villepin su iniziativa diretta di Chirac o anche una ricandidatura dello stesso Chirac, che ha già fatto due mandati). Juppé ha sposato il metodo di Sarkozy e questo significa in pratica la sua adesione alla candidatura del ministro dell'Interno, visto che dentro il partito la maggioranza sarkozista è ormai schiacciante.