Villetta Di Negro: un parco dimenticato in mano ai grafomani

Viaggio tra ringhiere divelte, cestini pieni di rifiuti e busti imbrattati

Il parco di Villetta Di Negro si estende per 2 ettari in pieno centro, proprio sopra piazza Corvetto, e include il Museo d'arte orientale Chiossone, che sorge al posto della villetta originaria, distrutta da un bombardamento nel 1942. Visitando il parco, si hanno due impressioni divergenti secondo l'ingresso usato. Entrando dal lato di piazzale Mazzini, infatti, le aiuole sono spoglie e le radici degli alberi hanno deformato il terreno al punto di creare continui rialzi, con il rischio d'inciampare ad ogni passo. Molte ringhiere sono divelte e il terreno è pieno di grosse ghiande e pietre da rimuovere. Non mancano, infine, le buche da ricoprire e le panchine vecchie e rotte. Lo scenario non migliora salendo sui sentieri superiori, con cestini colmi di rifiuti e aree prive di erba. Unica consolazione, la vasca pulita e piena di pesci. «Nella voliera c'erano tanti uccellini di varie specie - spiegano i visitatori - adesso è vuota da molto tempo». Una scalinata posta al buio nella grotta artificiale non invoglia a salire alcuni turisti perplessi, mentre, sul versante opposto le grotte sono interdette da una cancellata ormai ricoperta da spesse ragnatele.
Il percorso che corre parallelo a via Martin Piaggio mostra un piccolo slargo più ordinato, alle spalle del busto dedicato allo scrittore garibaldino Giuseppe Cesare Abba, autore dell'opera sull'impresa dei Mille «Da Quarto al Volturno». Peccato che il cippo mostri lettere mancanti e che il busto sia da ripulire. La situazione peggiora percorrendo l'ultimo tratto del percorso, costellato dai busti di personaggi famosi, tra i quali quello di Aurelio Saffi, imbrattato da scritte. L'area è incolta e il percorso si chiude con transenne che non lasciano proseguire. Si è costretti, di conseguenza, a ripercorrere il sentiero in senso inverso, fino all'uscita in via Martin Piaggio. Ma, a quel punto, ci si rende conto che il parco si dirama verso il Museo Chiossone, con sentieri ben asfaltati e agevoli. La pulizia è migliore, anche se le panchine in pietra e il piccolo gazebo sulla sinistra sono stati imbrattati dai grafomani.
Arrivati all'altezza del museo, si apre il colpo d'occhio molto scenografico su mezza Genova (dai grattacieli di piazza Dante al Carlo Felice, fino al porto antico e alla Lanterna ndr). Anche se il muraglione è imbrattato da dediche insulse. Salendo oltre il museo, l'area è pulita, parecchie panchine sono nuove, e l'estremo limite superiore è ornato dal gazebo cinese e da uno stagno, purtroppo asciutto. Il busto dedicato a Paolo Giacometti, famoso autore teatrale, morto nel 1882, è stato sfregiato da un enorme falce e martello. E capire il nesso è materia per psichiatri.
Ad abbellire la villa, ci pensa la famosa cascata, imponente e visibile anche da piazza Corvetto, che è una delle attrazioni principali del parco, accanto alla palazzina rustica, sede del servizio Giardini e foreste del Comune. Il museo, intitolato all'incisore genovese Edoardo Chiossone, raccoglie una vasta collezione, dedicata all'arte giapponese del XIX secolo, costituita da circa 15.000 pezzi. L'esposizione è aperta dal martedì al venerdì dalle 9 alle 13. Orario continuato 9-19 solo sabato e domenica.
Risalendo viale IV Novembre da piazza Corvetto, si raggiungono i giardini di Spianata Acquasola, meta tradizionale di passeggio e giochi. Dai tempi dell'architetto Carlo Barabino, che li aveva progettati nel 1821, la vasta area verde che si estendeva fino a Corvetto si è ridotta alle dimensioni attuali. E lo scenario lascia a desiderare. L'ingresso è contornato da panchine vecchie, l'erba è assente e sostituita dal pietrisco, mentre un barbone, che ha trasformato la panchina in residenza, offre il pane ai piccioni, attirandone quasi un centinaio che arrivano in picchiata. E qualcuno protesta: «Non è il caso di attirare tanti piccioni, portatori di malattie, a breve distanza dai giochi dei bambini».
Facendo una ricognizione ci si imbatte nei chioschi bar, rigorosamente chiusi la settimana di ferragosto, e anche tutte le domeniche di luglio e agosto. Magra consolazione, con un pizzico d'ironia, è il biglietto scritto a mano dalle ragazze addette al servizio di ristorazione, in cui promettono di pensare ai clienti anche in vacanza, mentre si rilassano al mare. Uno spazio riservato separa gli animali dalla zona giochi. Ma non manca chi sconfina, lasciando scorazzare il cane fuori dall'area prevista. Il vicino campo di calcio è totalmente privo di erba, ha le porte malconce e le reti di recinzione sono basse e semidivelte. In effetti, l'impressione è che, i due ettari e mezzo, dell'Acquasola siano, a dir poco, sottoutilizzati e che aspettino solo di essere sfruttati al meglio delle loro potenzialità.