Vinai all’attacco, anzi in difesa dei principi

(...) la capacità di testimonianza della verità e la carta dei valori. Tutto il resto non mi tocca».
Bè, forse un po’ la tocca, visto che le sue incaute parole l’hanno danneggiata. Non trova?
«Premesso che io non punto a fare il sindaco a tutti i costi e che credo che ci si candidi a sindaco quando te lo chiedono e non quando ci si offre, potrei essermi giocato la candidatura a primo cittadino e il ruolo di coordinatore regionale del Pdl. Ma, se è il prezzo da pagare per testimoniare la verità, è un prezzo che pago volentierissimo».
Raccontano che addirittura Scajola non abbia gradito di essere stato richiamato da voi come salvatore della patria.
«Tutto quello che abbiamo scritto non era certo attribuibile direttamente a lui e lui non c’entra nulla con il documento. Ma ribadisco quello che abbiamo scritto: sentiamo il bisogno di un suo ritorno. Non per altro, ma per le sue capacità».
Lo ammetta: il vostro «Claudio torna!» era un po’ troppo strappacore. E non basta la fondazione intitolata a Colombo per il ritorno di Scajola?
«Ribadisco: non ho bisogno di iscrizioni ad alcunchè per essere scajoliano».
Ribadisco la domanda: perchè l’ha fatto?
«Perchè penso che serva una testimonianza forte in questa città dove dominano prenditori di gagliardiana memoria, equilibristi, salotti e avvocati d’affari».
Non le va bene niente?
«Mi va bene il cardinale Bagnasco. Le sue parole dell’altro giorno sulla “rete di solidarietà e di pronto intervento destinata a rispondere a bisogni urgenti e concreti, puntando sempre verso la soluzione radicale dei problemi e verso l’autonomia delle persone“, sono l’esatto contrario dell’assistenzialismo ed il nostro faro. È una tesi che era anche di don Gianni Baget Bozzo».
Il senatore Musso l’ha presa male e chiede le vostre scuse.
«Ho un buon rapporto con il senatore Musso e lo invito a rileggere il testo con attenzione, vedrà che non c’è nulla di insultante. Ci siamo scambiati anche alcuni sms sul tema».
Non è il più caldo dei modi di comunicare! E anche Scajola non ha detto nulla sul vostro documento.
«Claudio Scajola si è sempre dimostrato attento a tutelare lo Stato, il governo e il suo partito e capisco che eviti le polemiche. Il suo richiamo in campo è l’analisi della necessità del ritorno di un uomo a cui riconosciamo straordinarie capacità e che ha subito un processo mediatico ingiusto».
Dica la verità? Non si è pentito di quel documento? Lo riscriverebbe?
«Se dovessi guardare agli interessi personali, no. Se dovessi guardare alla testimonianza della buona fede e alla tutela del pensiero di chi ha preso voti sudandoseli uno per uno, sì. Non si può mai prescindere dalla ricerca della verità e dal rispetto per gli elettori».
Il capogruppo in Regione Matteo Rosso sostiene che le polemiche interne vi fanno male e che dovreste parlare di più di quello che fate concretamente. È d’accordo?
«Credo che l’attività amministrativa, anche la migliore, non esista senza la passione e l’azione politica a monte, quindi una cosa non esclude l’altra. Detto questo, faccio un plauso convinto al lavoro del nostro gruppo consiliare in Regione».
Vinai, lei è stato fortemente attaccato da molti per il suo documento. Ha voglia di rispondere?
«Ho letto di un tale che dice che il nostro è solo uno spiffero. A quel tale dico solo che mi piacerebbe fare un congresso, almeno una volta nella vita. Così capisce cos’è uno spiffero».
Ora va in pellegrinaggio a Imperia?
«Ora vado in pellegrinaggio a Fatima e a Santiago di Compostela. Pregherò molto anche per i miei compagni di partito».