Vinai alla ricerca dell’etica nel Pdl

21 e 22 novembre. Due giorni, due date da segnare sul calendario per gli appassionati della politica, per i seguaci del pensiero popolare. A Varazze comincerà a prendere forma la versione ligure del Popolo della libertà. Una due giorni con confronti tra gli eletti e la società civile per dare una prima impronta a quello che sarà il partito dei moderati. Si sa, in politica c’è chi deve calarsi nel ruolo di protagonista. Una parte spesso scomoda ma qualcuno questo sporco lavoro, lo deve pur fare. Così tra i dirigenti di partito che animeranno il dibattito ci sarà anche Pierluigi Vinai, vicepresidente della Fondazione Carige e membro del coordinamento cittadino di Forza Italia, a cui spetta uno dei compiti più ingrati: quello di mettere tutti d’accordo sulle radici etiche, storiche e culturali del nuovo partito, «è chiaro che non sarò io a dare le linee guida, a scegliere da dove nasce il Popolo della libertà- puntualizza Vinai-. Farò riferimento alla Carta dei valori».
Di cosa si tratta? Non sarà mica una nuova specie di carta di credito?
«No, la carta dei valori è qualcosa di serio: è il nostro progetto politico. Per chi volesse scoprirla basta andare su internet sul sito di Forza Italia. Tutto si riassume nella prima pagina. “I valori nei quali ci riconosciamo sono in specie quelli condivisi dalla grande famiglia politica del Partito Popolare Europeo”. Ecco, chi avesse pensato che il Pdl possa diventare un partito di destra o un partito liberale di massa può trarre le proprie conseguenze».
A Varazze guiderà proprio l’area tematica sulla Carta dei valori. Cosa dirà ai suoi interlocutori?
«Che abbiamo un progetto etico. Dico una frase che può sembrare banale e ovvia ma è una banalità fondante: la politica dev’essere fatta al servizio del cittadino. Al centro mettiamo la persona».
Ovvietà assoluta, si sa che la politica non funziona così.
«Noi dobbiamo rivoluzionare questa visione. La politica va fatta non pensando al mio interesse ma a quello del sistema, il sistema mi impone di dedicarmi al Governo e di farlo senza eccessiva ambizione, senza falsa modestia ma con dignità consapevole e senza paura di sporcarsi le mani. In una parola lo definirei “decisionismo”, si cammina su un crinale e capita di poter mettere il piede in fallo ma se si assumono delle responsabilità bisogna saper correre certi rischi».
Sarà ma non è che questo modello sia mai stato seguito. Penso a Genova, alla nostra regione. Quali sono stati gli esempi da seguire?
«In questa città c’è pieno di persone che hanno gestito il potere con trasparenza di facciata più che di sostanza. C’è chi ha ottenuto tutto dalla politica. Quelli che hanno avuto le loro occasioni, non le hanno sapute sfruttare per la loro capacità ma sono stati ripescati dal sistema. Verso certe persone provo solo uno spirito di pietà, ma mai di rivalsa».
Forza Italia non è certo stato un prototipo da seguire per organizzazione e coerenza degli eletti in molte scelte. Non è che il Pdl rischi di portarsi dietro le contraddizioni forziste?
«La nostra fortuna in Liguria è di avere un certo Claudio Scajola, non perché sia un uomo di potere ma per la sua capacità di azione: ha saputo creare un sistema di coinvolgimento imprescindibile per realizzare il Popolo della libertà in Liguria. C’è un leader ma abbiamo anche l’intelligenza. É vero ci sono stati troppi personalismi, ci vogliono regole e rispetto. Ognuno deve stare al proprio posto e non utilizzare il proprio ruolo per fini personali».
La difficoltà sta anche nel mettere insieme anime diverse, un pò come Forza Italia nel ’94.
«Se ognuna delle componenti confluisce nel partito unico e quindi si scioglie non possono esserci forse, se o ma. Il sistema di regole è dato a livello nazionale. L’importante è ricordare che non siamo un insieme di individui ma una squadra».
É così convinto che, anche per la scelta dei nuovi coordinatori, possa essere un passaggio così indolore?
«Deve essere così. Il Pd è l’esempio eclatante che non si possono fare le cose a tavolino, la pianificazione è assurda. Discutiamo di tutto, con i nostri leader, donne e uomini, giovani e anziani. Abbiamo tante persone di buona capacità. Proprio qualche giorno fa ho regalato a mia moglie un elettrodomestico, un ottimo miscelatore che cucina da solo. Però bisogna saper scegliere gli ingredienti giusti».