Vince la Aubry, Ségolène al veleno: "Brogli". Socialisti a rischio scisma

Francia, finale drammatico per l’elezione del segretario: "Madame 35 ore" si
aggiudica per soli 18 voti la notte dei coltelli rosa La Royal non si
fida e chiede la ripetizione del voto. Il partito è spaccato. Martedì
la decisione del Consiglio nazionale

Parigi «Martine Aubry è davvero la segretaria socialista?», chiede lo speaker del tg delle 20 nel presentare, ieri sera, le informazioni sul ballottaggio tra le due candidate alla guida del principale partito dell'opposizione francese, svoltosi nella serata di venerdì e teoricamente vinto dalla Aubry. Nel pomeriggio di ieri la federazione socialista della Mosella, in Lorena, aveva provocato un nuovo shock annunciando d'aver sbagliato i conti: dodici voti andati alla Aubry dovevano essere in realtà assegnati alla Royal. Adesso si riunirà il «parlamentino» del partito, ma tutto può accadere. C'è chi ipotizza il prolungamento del mandato del segretario uscente François Hollande e la convocazione di un nuovo congresso. Tutto può davvero accadere, compresa la spaccatura del partito.
La cronaca della "notte dei coltelli rosa" sembra un romanzo. Antefatto numero uno. Il congresso di Reims dello scorso week-end vede una spaccatura: da una parte Ségolène Royal (che ipotizza un centrosinistra col Movimento democratico di François Bayrou) e dall'altra tutti gli altri, ancorati alla vecchia idea delle «sinistre unite». Antefatto numero due: giovedì sera 140mila iscritti vanno a votare per eleggere il segretario. Nessuno prevale e si va al ballottaggio tra Ségolène Royal e Martine Aubry, che si svolge tra le 17 e le 22 di venerdì. Benché sia sola contro tutti Ségolène sembra prevalere. Intorno alla mezzanotte l'agenzia Reuters le attribuisce il 52-53% dei voti. Gli uomini della Aubry si dicono certi che il risultato sarà diverso. Come fanno a saperlo? Dalla parte della Aubry ci sono le federazioni più potenti della Francia settentrionale, in cui il voto è sorvegliato in modo assai approssimativo. Si parla di brogli. Alle tre e mezzo del mattino il partito annuncia che la Aubry ha ottenuto 42 voti (su 140mila) in più della Royal. Come si è detto, questo vantaggio sarà poi ridotto a 18 voti. Incredibile. Manuel Valls, giovane braccio destro della Royal, comincia ad accusare gli avversari di aver giocato sporco e dice: «Non ci lasceremo scippare la vittoria. C'è stata una frode. Qualcuno ha barato. Non c'è alcuna vittoria di Martine Aubry, c'è solo una sconfitta del Partito socialista». Il clan Royal chiede un nuovo voto e lascia intendere che questa vicenda potrebbe finire in tribunale. Il clan Aubry, che ha più volte annunciato d'aver vinto già prima che si conoscessero i risultati, rifiuta questa prospettiva e dice che ormai il partito ha una leader. La spaccatura è nettissima. Le polemiche roventi.
Certo il Partito socialista francese è in piena crisi di identità. La sua nascita è del 1971, quando le varie componenti della sinistra non comunista si riunirono a congresso per creare qualcosa di nuovo sulle ceneri della vecchia Sfio, che aveva guidato il Fronte popolare del 1936. Nel 1972 François Mitterrand, segretario del partito, fa un accordo con i comunisti, allora primo partito della sinistra e con i radicali. L'intesa va in pezzi nel 1977, ma nel 1981 Mitterrand riesce a entrare all'Eliseo, restando presidente fino al 1995. In quel periodo i socialisti vampirizzano il Partito comunista che cala dal 16 al 4%. Malgrado ciò l'idea "frontista" resta una sorta di "stella polare" per molti socialisti francesi. Il governo Jospin (1977-2002) rilancia il "fronte popolare" chiamandolo "sinistra plurale e costituendo un'alleanza tra socialisti, comunisti, Verdi e altri gruppi di minore rilievo. Nel 2002 i socialisti tornano all'opposizione, ma nel 2004 ottengono ben il 30% dei voti alle europee in Francia. Adesso il partito di sinistra che guadagna consensi è quello trotzkista, con cui una parte dei socialisti è pronta a dialogare e magari a collaborare. In questo clima ci si chiede se i socialisti non stiano facendo harakiri, visto che ben difficilmente l'elettorato francese premierà un giorno quei socialisti che corteggiano la sinistra rivoluzionaria. Secondo alcuni politologi, il vero beneficiario del congresso socialista e della "notte dei coltelli rosa" ha un nome: Nicolas Sarkozy.