Vince il Chelsea. Tanta Inghilterra, poco spettacolo

Nella seconda semifinale di Champions Joe Cole segna il gol che può portare alla finale la squadra di Abramovic ma il vero show è stato solo a Manchester

Londra - Un solo gol, del Chelsea ma tanta, tantissima Inghilterra ieri sera allo Stamford Bridge. Prima l’applauso caldo per il ragazzo del Sessantasei, Alan Ball, campione del mondo a Wembley, morto per una saetta di Giove, si diceva una volta, l’infarto lo ha colto mentre tentava di spegnere l’incendio nel giardino di casa. Poi le urla del popolo del Chelsea e di quello contrario, il Liverpool, per un’altra notte di semifinale in Champions league. Vedevi correre questi nuovi milionari e ripensavi a Ball che, dopo aver perso la moglie per cancro e con una figlia affetta dallo stesso male, si era venduto anche la medaglia del mondiale e il «cap» che ricordava il trionfo di quel Sessantasei. Vedevi correre il Chelsea che comunque provoca scosse nervose di piacere mentre di fronte il Liverpool distribuiva le solite pastiglie al cloroformio per stordire l’avversario. La scelta di Benitez ha avuto effetto per i primi venti minuti, poco calcio di qualità e anche di quantità, ragnatele di passaggi noiosi in mezzo al campo ed episodiche soluzioni d’attacco, anche se, per la cronaca, Reina ha deviato di istinto una conclusione centrale di Shevchenko quasi in avvio.
Quando il sedativo ha terminato la sua funzione, era il minuto 28, il Chelsea ha trovato il gol con Joe Cole bravo a seguire l’azione esterna di Drogba che ha stordito Agger con la corsa rapida, lo stop improvviso e il dribling a rientrare. Il cross è stato facile da sistemare alle spalle dello spagnolo Reina e così un altro boy made in England, Joe Cole, ha messo la firma in semifinale, dopo l’exploit di Wayne Rooney.
Non ha offerto altri stimoli il primo tempo, qualche tentativo del Liverpool davvero impalpabile in avanti, ripartenze non sempre ordinate quelle del Chelsea. È chiaro che la differenza tra le due squadre sta quasi tutta nella coppia di attacco: se Benitez (sempre in piedi, agitato e spesso inascoltato dai suoi) gioca con Bellamy e Kuyt, Mourinho (sempre seduto, annotando sul suo taccuino elettronico errori ed omissioni) risponde con Sheva-Drogba alle cui spalle la mina vagante è Joe Cole mentre dalla parte opposta, almeno ieri sera, era Zenden, rimesso in campo, tra il malumore degli stessi tifosi del Liverpool.
Per rimediare alla deficienza, Benitez ha richiamato Bellamy dopo sette minuti della ripresa inserendo giraffa Crouch proprio mentre la squadra aveva trovato il sangue per creare un paio di situazioni critiche per i londinesi: un sinistro feroce di Gerrard ha costretto Cech a una deviazione decisiva in corner. Qui il popolo dei reds si è scaldato a mille ma una banda ha ribadito la tara uligana, lanciando nell’area di rigore di Cech una bottiglia vuota di plastica, mentre Mikel e Drogba giacevano a terra dopo uno scontro aereo. Il Chelsea si è come rattrappito, è uscito anche Sheva (poi dirà in Tv: «Mi mancano tante cose, innanzitutto il Milan, una famiglia») per far posto a Kalou, Mourinho saprà dire malignamente che è dovuto alla fatica di chi gioca su più fronti contro chi si allena in campionato. Sta di fatto che un gol soltanto divide due squadre che non hanno saputo e potuto bissare lo show offerto martedì all’Old Trafford da Manchester e Milan.
All’Anfield (cui qualche bella gioia nostrana affianca Road, che è la strada!) si deciderà la battaglia d’Inghilterra e come, accadde due anni fa, un solo gol può portare alla finale.