Vince chi rischia: così Siena ha scalato l’Europa

Siena paradiso, stazione d'Europa, basket fra le stelle giocato bene, vissuto meglio. Il 2 maggio, a Madrid, una squadra italiana tornerà fra le elette, quattro anni dopo aver lasciato la fede a Tel Aviv, dopo una dura battaglia in semifinale con la Fortitudo, cinque anni dopo aver visto a Barcellona il cuore della Benetton di Ettore Messina poi infilzata nella finale dai blaugrana di Pesic, padroni, in quel tempo, non solo del palau San Jordi.
Ci voleva un capitano di collina mimetizzatosi da istrice nel terzo di Camollia come Ferdinando Minucci per rimettere insieme tutto, lui che aveva sfidato i luoghi comuni portandosi a casa il primo trofeo europeo sotto la guida di Ergin Ataman, un turco, lui che aveva persino scommesso sull'allenatore della nazionale Recalcati anche a metà impiego con la Federazione, altra cosa sconsigliata, per avere il primo scudetto. Belle imprese, ma, come dicono in un'osteria nel cuore della città che diventa inferno nei giorni del Palio, non esiste mai una corsa uguale ad un'altra, bisogna sempre rischiare. Lui lo ha fatto affidando la squadra ad un lupo di città, Simone Pianigiani, cresciuto bene e allevato in Mens Sana, gli ha dato le chiavi dopo aver capito che con Ataman qualcosa non aveva funzionato dentro la testa degli uomini, che qualcosa non aveva funzionato nel cuore della squadra di Recalcati che aveva vinto lo scudetto al primo colpo. Vittoria in campionato, dominio sul sistema che gli aveva detto: ma sei matto ad affidarti ad un ragazzo? Lui, il Minucci, ama queste minacce di chi pensa di dovergli insegnare sempre qualcosa, perché all'inizio voleva che tutti gli spiegassero come erano diventati così bravi, scelse per l'esordiente anche ragazzi difficili, ma senza vincoli a vita come dopo il primo scudetto. Peccati veniali, ma pericolosi. Cambio e rischio puntando, ad esempio su Ksistov Lavrinovic: il lituano parla pochissimo, ma quando gioca è meraviglioso, come il capitano Stonerook, come McIntyre, come il principe Sato, come il Bootsy Thornton che in piazza del Campo ha ritrovato la verbena, come tutto questo gruppo. Siena per la gloria di un basket che ha vissuto il giovedì europeo delle rose con il trionfo in coppa delle ragazze di Schio dove, fra l'altro gioca la sorella del mensanino Ress. Se ne parla male di questo basket italiano litigioso e poco produttivo, un po' ipocrita, perché, lo dicono tutti, fra Montepaschi e le altre esiste un abisso, ma intanto i campioni sono là in alto nell'Europa che ha bocciato tanti miliardari. Godiamoceli.