Vince chi sopravvive senza condizionatori

Federica Celussi

La selezione naturale del condizionatore e il Dodo.
Si soffoca. E non se ne può più. Scrivo quest’articolo con l’idea che riflettendo sugli effetti dell’aria condizionata il caldo sarà più sopportabile.
A mio parere anche un semplice dibattito - pro e contro l’aria condizionata - può contenere all’interno qualcosa d’importante, d’epocale.
Provo a formulare un’ipotesi per spiegare la mia tesi.
Poniamo che uno studente straniero del 2055 abbia avuto l’incarico dal suo professore di stilare una relazione su come la popolazione italiana affrontò il cambiamento climatico avvenuto dopo l’anno 2000, ricercando il perché la desertificazione abbia ridotto la popolazione di un terzo e quella presente abbia connotazioni di civiltà completamente differenti.
Lo studente, utilizzando i supporti di ricerca del 2055, s’imbatte in un dato economico macroscopico: un elevato aumento delle vendite di condizionatori. E poi in documenti che spiegano gli effetti positivi dell’uso dei condizionatori. Trova, inoltre, gli studi americani sull’argomento. Nel 2000 erano gli unici esistenti ed evidenziavano come la mortalità per colpo di calore diminuiva con l’uso dell’aria condizionata. Subito dopo incappa in una documentazione del ministero della salute. Con un amaro sorriso, legge le indicazioni generali per affrontare il caldo:
«(…) stare in casa o in zone ombreggiate e fresche e, se possibile, in ambienti condizionati nelle ore di maggiore insolazione (tra le 11 e le 15).(…) Se si percepisce un surriscaldamento corporeo, aumentare la ventilazione, usare un condizionatore se è possibile. Nelle ore più calde, se non si ha un condizionatore in casa, fare docce e bagni extra o recarsi in luoghi vicini in cui vi sia l’aria condizionata (per esempio, cinema, centri commerciali, biblioteche); anche poche ore trascorse in un ambiente condizionato possono aiutare l’organismo a sopportare meglio il caldo quando si torna ad essere esposti ad esso (…)».
Trova poi, pagine e pagine che spiegano gli effetti negativi legati all’uso del condizionatore. Malore dovuto allo sbalzo di temperatura. Fastidiose allergie, attacchi d’asma bronchiale, polmoniti causate da acari, pollini, funghi, e microrganismi patogeni come la legionella pneumophila, annidati nei filtri dell’aria. E ancora: indicazioni che raccomandavano di regolare la temperatura degli apparecchi tra i 5-6° in meno rispetto alla temperatura esterna al fine di non trasformare treni e autobus in frigoriferi viaggianti e gli uffici in celle per la conservazione dei gelati. Operazione alquanto complessa nel 2005, pensa il giovane studente, perché ad esempio in una giornata di 27 gradi con il 70% d’umidità, l’ipotalamo percepisce una temperatura di 35 gradi. Per ottenere la temperatura consigliata, quindi, si dovrebbe disporre di apparecchiature intelligenti, che tengano conto in modo automatico della temperatura e dell’umidità. Ed a quel tempo, pochi esclusivi siti erano dotati di simile tecnologia. E comunque era un processo inapplicabile su scala generale.
«Ma cosa volevano fare gli uomini d’inizio secolo? Condizionare il mondo?», si chiede perplesso il nostro studente, «Perché si ostinavano a volere una temperatura pari a quella che si aveva prima del grande cambiamento? Forse, come tutte le persone che vivono un cambiamento storico, non si rendevano totalmente conto di quanto tutto ciò fosse solo un palliativo. Necessario ma non risolutivo. Forse la costruzione di un numero maggiore di dissalatori sarebbe stata più utile. Facile a dirsi ora. Difficile a quel tempo».
Poi, per sua fortuna, lo studente si imbatte nelle pagine de «il Giornale». E legge che il nostro capo redattore non voleva accendere il condizionatore. E come lui molti altri.
«Che cosa avevano di diverso quegli italiani? Perché non avevano la necessità di accendere il condizionatore? Erano più forti?», si chiede lo studente. Allora ipotizza che forse chi non voleva l’aria condizionata era riuscito a sopportare il gran caldo perché poteva aver scritto qualcosa nei geni che gli consentiva di adattarsi con facilità alla nuova situazione ambientale. Ed è quest’ultima riflessione che lo porta alla conclusione che i più forti erano i sopravvissuti. Per avvalorare la sua idea chiede aiuto ad un medico. Il dottore gli spiega che quando avviene un cambiamento di enormi dimensioni sulla terra tutto muta: a quel tempo diminuirono le precipitazioni, l’acqua scarseggiava e, ad esempio, i pesci tropicali raggiunsero il mediterraneo. Per tale ragione anche l’essere umano avrebbe dovuto adeguarsi al volere della natura. Gli italiani, nonostante cercassero di rinfrescarsi con i condizionatori, dovevano abituarsi all’ipotesi di una vita più breve - simile a quella degli africani - perché l’usura della macchina «corpo umano» era diventata maggiore con le nuove temperature. Si deduce che in seguito alla «selezione naturale», al grande cambiamento sopravvissero gli uomini più forti.
Tenendo conto che la suddetta selezione opera per mezzo del successo riproduttivo differenziale, i più forti, ovvero chi non sentiva il bisogno del condizionatore, sono sopravvissuti al cambiamento climatico, sviluppando una particolare caratteristica: quella di sopportare elevata temperatura ed umidità. Chi invece aveva bisogno del condizionatore non si adattò al clima. Tenendo presente che la non adattabilità e, di conseguenza, la naturale estinzione, era già stata scritta nella prima bolla di calore africana che aveva raggiunto il paese. Così come avvenne per il Dodo delle isole Mascarene che fu spazzato via da scimmie e maiali ma la sua estinzione era già scritta quando gli Europei costruirono la prima nave per commerciare. Ma il nostro studente, nonostante abbia terminato il suo lavoro, è incuriosito da un da un ritaglio di giornale, dove si racconta che oltre ad un incremento delle vendite dei condizionatori, si era verificata un’impennata delle somme spese per giocare al super-enalotto. Tale gioco consisteva nell’azzeccare una combinazione di sei numeri su novanta in cambio di vincite milionarie. La vincita era l’unica soluzione per aggirare la selezione naturale perché la fortuna permetteva al vincitore di inseguire il fresco!
Sono le due del pomeriggio e nonostante mi sia concentrata sull’aria condizionata continuo a grondare. Ora accendo il condizionatore e lo punto a 20 gradi. Vale il motto: è meglio vivere un’estate in meno al fresco che un’estate in più soffocando!