Vince l’Eliseo: in panne lo sciopero dei trasporti

Con il no alle pensioni privilegiate calano le adesioni all’agitazione e cresce la popolarità del presidente. Bassanini: <strong><a href="/a.pic1?ID=222451" target="_blank">&quot;La linea dura paga&quot;</a></strong>

Parigi - Il presidente francese Nicolas Sarkozy sta vincendo la sua battaglia. Ieri il tasso d'adesione allo sciopero dei trasporti è precipitato a meno del 15 per cento. Ciò non coincide col pieno ritorno alla normalità, visto che l'ala oltranzista della protesta è intenzionata a perturbare il traffico passeggeri e merci con tutti i mezzi (compresi quelli violenti e illegali, come i sabotaggi ai sistemi di segnalazione dei Tgv). Ieri si sono svolte 45 assemblee di dipendenti della Sncf (l'azienda ferroviaria transalpina) e in 42 casi è stata votata la ripresa del lavoro. Ma in altri tre è stata decisa la prosecuzione dello sciopero, cominciato il 14 novembre.

Tra i ferrovieri rimasti in agitazione ci sono quelli di Lione, snodo di grande rilievo del traffico nazionale e internazionale. Resta il dato politico di fondo: Sarkozy sta vincendo la sua scommessa a favore della riforma pensionistica, con l'allineamento dei «regimi speciali» (ferrovieri, dipendenti del trasporto pubblico urbano, elettricità e gas) sulla legislazione in vigore per le altre categorie, che ottengono il massimo della pensione solo con 40 anni di contributi (mentre i beneficiari dei «regimi speciali» lasciano il lavoro a un'età compresa tra i 50 e i 55 anni nelle condizioni economiche per loro più vantaggiose). Nel ricordo di tutti i francesi c'è la prova di forza di fine 1995, quando l'allora presidente Jacques Chirac e l'allora primo ministro Alain Juppé furono costretti dal lungo sciopero dei ferrovieri a compiere un'umiliante retromarcia sul terreno della riforma pensionistica.

Sarkozy ha preparato la sua riforma con un'abile campagna di comunicazione, che nulla ha in comune col maldestro comportamento del tandem Chirac-Juppé nel 1995 (e che non ha niente in comune neppure con i metodi spicci dell’ex premier britannico, Margaret Thatcher). Sarkozy ha fatto il possibile (e anche di più) per cercare il dialogo con i rappresentanti di tutte le categorie contrarie alle sue riforme. Ha invitato a colazione all'Eliseo i leader sindacali (compreso Bernard Thibault, segretario della confederazione comunista Cgt) e si è personalmente recato in mezzo ai lavoratori ad ascoltare le loro proteste, a tentare di convincerli e persino a farsi insultare.

Quando le tv hanno messo in onda la scena di un ferroviere che rifiutava ostentatamente di stringere la mano al presidente della Repubblica, la gente ha visto da che parte sta l'intolleranza e da che parte sta il tentativo di dialogare. È stato un colpo mediatico straordinario, sottolineato poi dal trend dei sondaggi, sempre più chiaramente favorevoli all'Eliseo e al governo del primo ministro François Fillon.

Sarkozy vuole che i vantaggi legati all'esistenza degli attuali «regimi speciali» spariscano, ma questo obiettivo può essere ottenuto attraverso un negoziato sugli «scalini» e sulle compensazioni salariali a vantaggio dei ferrovieri. Nell'ambito di tale negoziato - con la partecipazioni di rappresentanti del governo e delle parti sociali interessate - verrà analizzato anche il problema specifico della definizione do alcuni «mestieri usuranti» per i quali sarà in vigore la possibilità di lasciare il lavoro a un'età di 50-55 anni col massimo della pensione.

Ormai la trattativa è in corso. Le grandi centrali sindacali hanno dovuto (anche se malvolentieri, come nel caso della Cgt) accettare la prosecuzione delle discussioni e la realtà della fine dello sciopero. La partita è aperta e l'autunno francese resta caldo, ma la svolta in atto è favorevole a Sarkozy.