Vince la Lega: niente pensione per il banchiere centrale

Cancellata la norma che avrebbe imposto il limite obbligatorio a 70 anni. Calderoli: «Non esiste in nessuna banca centrale Ue». Maroni: «Risolto un pasticcio all’italiana»

Adalberto Signore

da Roma

Alla fine, si dirà, ha vinto la Lega. Perché, come chiedevano da giorni i ministri del Carroccio, quelle due righe sul pensionamento obbligatorio a 70 anni per il governatore e tutto il direttorio di Bankitalia sono state depennate dalla riforma approvata ieri dal Consiglio dei ministri. A dispetto della prima bozza buttata giù dal ministro dell’Economia Domenico Siniscalco e di tutti coloro che nella maggioranza - tra cui pure l’Udc - spingevano per il cosiddetto «pensionamento automatico» (visto che Antonio Fazio compie 70 anni nel 2006).
Una decisione, quella di Palazzo Chigi, arrivata al termine di una lunga ed estenuante mediazione, passata per il vertice di martedì sera a Arcore e un fitto giro di telefonate tra Roma, Porto Rotondo e Milano. Una scelta che consacra l’asse di ferro tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi e fa nuovamente mugugnare i centristi («vogliono farci ancora credere che non c’è un asse privilegiato tra Forza Italia e la Lega?», chiede ironico un esponente dell’Udc).
È anche per questo che uscendo da Palazzo Chigi il Carroccio sceglie la strada della prudenza. E non celebra trionfi né rivendica successi. «In questa vicenda - dice il ministro del Welfare Roberto Maroni - non vince nessuno, ma è stato risolto un vero e proprio pasticcio all’italiana». Sarà, di certo la Lega può continuare a seguire quella linea pro Fazio che aveva scelto all’indomani delle prime intercettazioni. Una strada che allora, con il governatore sulla graticola, pareva essere davvero in salita che oggi invece incassa una sorta di placet da tutto il Consiglio dei ministri. Insomma, «sì» alla riforma della Banca d’Italia (comunque già oggetto di dibattito dall’anno scorso) ma «no» alla defenstrazione di Fazio. «Non che ci interessi il suo destino, il problema - ci tengono a ripete i colonnelli del Carroccio - è tutelare il progetto che si stava per portare a termine, quello della banca del Nord». E cioè l’aquisizione da parte della Bpi di Gianpiero Fiorani dell’Antonveneta. Insomma, per usare le parole di Maroni, si è evitato di scrivere a Fazio «una lettera di licenziamento da parte del governo» sull’onda di «un clima surriscaldato artificiosamente da chi vuole impedire certe operazioni». «Non credo - non esita a ripetere Maroni - che Fazio debba dimettersi».
Soddisfatto pure Roberto Calderoli, perché il limite d’età «non c’è in nessuna banca centrale dell’Ue». E pure perché «la riforma non prevede norme transitorie» e quindi entrerà in vigore dopo Fazio («d’altra parte - fa presente il ministro delle Riforme - la Bce dice che qualsiasi modifica dello statuto delle banche centrali parte dal successivo governatore». Secondo Calderoli il «vero aspetto rivoluzionario del provvedimento» sta nel «nuovo assetto azionario» di Bankitalia («problema che abbiamo segnalato per primi», gli fa eco Maroni). «Diventerà di proprietà dello Stato e non più, come accade oggi, una banca pubblica in mano ai privati».