Vince un milione giocando 10 euro: «Ma continuerò a fare il muratore»

Lui, 43 anni, ha regalato i soldi alla figlia quattordicenne: «Lei ne avrà bisogno, io no»

Gli Ufo esistono, un alieno è tra noi. Per non dare nell'occhio ha assunto nome e sembianze umane, ma è bastato un week-end di ordinaria follia per smascherarlo. Patetica, la sua rivelazione. Ha fatto cose e ha detto cose che qui, in questo Paese, sono apparse subito inverosimili e fuori da ogni realtà. Tutte cose dell'altro mondo.
Conviene gustarcelo in diretta, questo incontro ravvicinato del terzo tipo. L'alieno vive da 43 anni - dice lui - in un villaggio del Trevigiano, Zenson di Piave. Il nome di copertura è Federico Campion. Fino a pochi giorni fa, i compaesani non notano niente di strano: impareggiabile nel mimetizzarsi dentro le pieghe della vita comune, l'extraterrestre fa il muratore.
Improvvisamente, però, qualcosa succede: neppure queste entità superiori, dopo anni di permanenza tra noi, sono più quelle dei racconti di fantascienza. Diventano un po' italiani. Così, eccolo sabato mattina entrare nel Bar Mucelli, senza dare nell'occhio.
A tradirlo, uno dei virus contratti durante questo lungo periodo di promiscuità: il «Gratta e vinci». Biglietto da dieci euro, decisamente un peccato veniale. Però si rivela fatale. L'alieno gratta, l'alieno vince. Un milione di euro.
Ecco, è proprio in questo preciso istante che la grande messinscena finisce miseramente in frantumi. Dopo tanti anni di perfetta recita, la sua indole misteriosa lo tradisce nel momento cruciale. Tu pensa quanto può essere ingenuo un alieno. Tra le poche cose che un italiano vero sa dalla nascita, c'è sicuramente questa: una vincita va prima di tutto negata, quindi immediatamente occultata. Più che altro per evitare scoccianti seccature, vedi la curiosità del fisco e l'invadenza del parentado.
Lui, invece, che fa? Alza subito un polverone indicibile. Chiede alla proprietaria di controllare che la vincita sia vera, chiama l'anziano papà perché si precipiti subito in bicicletta, invita parenti e amici al bancone per dare il via a un fine settimana di storici baccanali.
Ma fosse solo questo. Si fermasse tutto ai brindisi. No, l'alieno evidentemente pensa che noi umani abbiamo l'anello al naso, tanto da lasciarsi andare a parole che non stanno né in cielo né in terra. Mentre qualunque di noi prenderebbe subito contatti con il commercialista e con il notaio, lui annuncia: «Credo molto nell'amicizia: cercherò di aiutare qualche amico che ha bisogno. La vincita però è di mia figlia: adesso ha solo quattordici anni, ma a diciotto deciderà lei come spenderli. Quanto a me, sono una persona semplice e voglio rimanere una persona semplice».
Diciamolo: siamo ai confini della realtà.
Il resto è pure peggio. Dopo aver sprecato anche la domenica in brindisi collettivi, di lunedì mattina l'alieno Federico Campion si alza dal letto e perfeziona il disastro. Anziché recarsi al più vicino concessionario per comprarsi la macchina nuova, o precipitarsi al porto più vicino per prenotarsi la barca a vela, o chiudersi in camera con la nuova amante, si rimette la sua camicia di flanella a quadri e torna normalmente al cantiere.
Agli amici che lo salutano con un certo stupore - qualcuno, non avendo ancora capito la sua provenienza extraterrestre, gli dà direttamente del cretino -, a tutti quanti risponde candidamente così: «Non cambio neppure la macchina. Io sto bene così».
Di fronte a quest'ultima frase pronunciata con la cazzuola in mano - io sto bene così - la rivelazione è compiuta. Non deve aggiungere più nulla. Qualunque cosa dica e faccia da qui in avanti, qualunque rimedio cerchi di allestire consultando la base d'origine, niente riuscirà più a convincerci della sua natura umana. L'alieno è tra noi, adesso sappiamo dov'è. Sapendo anche quanti soldi ha, certamente lo tratteremo con estremo riguardo.
Nell'attesa poi di comprenderne totalmente gli strani meccanismi mentali, grazie all'incredibile episodio ci sono già chiare due cose. La prima: gli alieni hanno un gran sedere. La seconda: gli alieni, nonostante tutti i loro sforzi, non sanno stare al mondo. Quanto meno, il nostro.