Vince la Moratti, Milano ha un sindaco donna

L’ex ministro: «Grazie di cuore a tutti quelli che hanno creduto in me». Il Cavaliere soddisfatto dei risultati in Lombardia

Sabrina Cottone

da Milano

Il primo, timido applauso dei fan di Letizia Moratti si accende a metà pomeriggio, quando le proiezioni sugli schermi del suo comitato la danno ancora al 49,9 per cento, ai confini del ballottaggio. Da quel momento in poi per la candidata della Cdl è una lenta, costante scalata, che la porta alla certezza della vittoria senza appello per lo sfidante, l’ex prefetto Bruno Ferrante. Il primo sindaco donna della storia di Milano arriva con il marito e la figlia Gilda poco dopo la mezzanotte, a spoglio ancora in corso, in gonna chiara e twin set albicocca, collana a nodo e grandi orecchini di perle e diamanti. Regala ampi sorrisi, gira per le sale piene di sostenitori in festa, saluta: «Grazie dal più profondo del cuore a tutti coloro che hanno creduto in me, mi hanno votato e mi hanno dato fiducia».
Non vuole dire di più «per rispetto nei confronti dell’esito finale della votazione». Un successo che conferma Milano capitale di Forza Italia e roccaforte della Casa delle libertà: gli azzurri, secondo i primi dati, hanno superato il 31 per cento e la Cdl nel complesso è andata oltre il 53, nonostante la flessione di An, Lega e Udc. L’affluenza non alta (il 67,5 per cento) aveva fatto temere al centrodestra che il suo elettorato avesse preferito il mare a un ritorno ai seggi appena un mese e mezzo dopo la mobilitazione delle politiche. Invece è arrivata la vittoria al primo turno, grazie anche all’effetto Berlusconi, che ha fatto il pieno di preferenze in consiglio comunale.
In questi mesi Letizia Moratti è riuscita a conquistare i moderati milanesi che l’Unione aveva cercato di titillare mettendo in campo il prefetto della città, Bruno Ferrante. Una campagna piena di polemiche, alimentate dagli attacchi di Ferrante e della sinistra contro l’ex ministro, culminati durante la manifestazione del 25 aprile. La candidata della Cdl ha partecipato alle celebrazioni per la Resistenza insieme al padre partigiano, ma è stata costretta a allontanarsi dai fischi scatenati in piazza. Il bis è arrivato il primo maggio, quando la Moratti, invitata dai sindacati a partecipare alla festa dei lavoratori, è stata contestata dall’ex prefetto e accusata di essere una «padrona». Toni alti in stile anni Settanta che non hanno convinto neppure a sinistra e alla fine hanno penalizzato Ferrante e l’Unione. Non hanno aiutato l’ex prefetto gli estremismi e la litigiosità della sua coalizione, che hanno messo in discussione persino la costruzione della tangenziale esterna alla città.
Al contrario, la Moratti è stata protagonista di una campagna rassicurante, a contatto con la gente, che le ha guadagnato sempre più consensi anche tra coloro che, al suo debutto da candidata, l’avevano definita distante, poco simpatica, impopolare per via della discussa riforma scolastica. Ma soprattutto Moratti ha potuto contare su un sostegno unanime e compatto da parte dei partiti della Cdl, che hanno fatto quadrato mentre lei andava a intercettare voti d’opinione e della cosiddetta società civile attraverso la lista civica e la campagna da indipendente.
La Moratti è stata trainata dall’exploit di Forza Italia, che si è confermato di gran lunga il primo partito. Segue a grande distanza l’Ulivo, il listone Ds-Margherita precipitato poco sopra il 22, dato molto inferiore al 28,9 del 9 aprile ma anche una battuta di arresto rispetto alle regionali del 2005 (26,3). Gli azzurri, al contrario, hanno ottenuto un risultato superiore anche rispetto alle politiche, quando avevano conquistato il 28,5. Discreto anche il risultato della lista civica Moratti, che ha totalizzato quasi il 5%.
L’effetto Berlusconi si è fatto sentire sui risultati di Forza Italia, come testimoniano le preferenze: secondo le prime stime, sono stati quarantamila i milanesi che hanno scritto Berlusconi. «Incrociamo le dita per Milano, ma sono fiducioso» ha detto il Cavaliere nella prima serata al telefono con la coordinatrice della Lombardia, Mariastella Gelmini. E il leader della Cdl si è detto soddisfatto dei risultati della Lombardia, dove erano chiamate al voto due milioni di persone (tra le quali un milione di milanesi): «Sembra che in Lombardia abbiamo veramente vinto molto, praticamente in tutti i Comuni importanti, e questo mi fa molto piacere».
Il finale è stato al cardiopalmo per la lentezza dello scrutinio, dovuto alle dimensioni monstre della scheda per l’elezione del consiglio comunale, un lenzuolo largo quasi un metro. I primi dati reali dalle sezioni sono arrivati dopo le otto di sera, cinque ore dopo la chiusura dei seggi.