Vince il referendum canoro, ma il Savoia divide ancora

È la Storia dei Savoia degli ultimi vent’anni: riammessi per il rotto dello smoking. Nell’indifferenza di una parte dell’Italia e nel plauso dell’altra. Non importa che stia cantando, o ballando. Emanuele Filiberto votato in qualche maniera (anche se si tratta di televoto), riabilitato in qualche misura (anche se dalla giuria demoscopica), incoronato da qualcuno (fossero anche gli organizzatori dell’Ariston), è tutto un pezzo di storia che se ne esce dal giusto incastro e se ne va a spasso senza meta.
Emanuele Filiberto è rientrato nel Belpaese. Dalla costa dei reality, ma ci è rientrato. Bandito dal domicilio Italia, riabilitato dalla sua tv. Prima è sbarcato a Ballando con le stelle, ora, bordeggiando bordeggiando, è arrivato al Festival di Sanremo che, ormai, fa parte dello stesso genere. Avanti Savoia, allora. E chi lo dice che sia passato dallo scantinato?! Forse perché invece di papà aveva accanto Pupo, alla fine, è andato tutto liscio. Accartocciato come un molesto volantino il primo giorno di gara, è stato ripescato dal bidone degli scarti il terzo. Prego principe. Perdoni l’errore. Lei è il benvenuto.
Prima in punta di piedi, poi a squarciagola. Prima tra i broccati un po’ fané di Milly, poi nella scenografia futurista del sessantesimo Festival di Sanremo, insomma mai nel suo ambiente (ma poi, ne ha uno?!). Sta di fatto che il Savoia ha fatto ritorno.
Dopo un esilio di anni (quello vero), diciamolo, ad «atterraggio» morbido (un po’ Svizzera, un po’ Cavallo), e dopo un’eliminazione dalla kermesse canora, questo bilico perenne tra vincente e perdente si è finalmente interrotto. Riabilitato a tutti gli effetti. Il verso più patetico della canzone Italia amore mio che il principe interpreta assieme a Pupo e al tenore Canonici, «Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente», roba da pelle d’oca in senso brutto, lo dice chiaro: non si vede per quale motivo Emanuele debba sperimentare fallimenti di seconda mano. Così, prima i sottaceti dello spot, poi il reality, poi il palco dell’Ariston che è una di quelle cose con cui, assieme alla pizza e al mandolino, certa gente connota certa Italia, Emanuele Filiberto di Savoia è rientrato in Italia. L’altra sera, ri-espulso dalla giuria demoscopica, è tornato in gara grazie al giudizio degli orchestrali e al televoto. Quindi è tornato in gioco col voto degli italiani. Ed è già la seconda volta. Si vede che il principe biondo fa ancora girare la testa a qualcuno, oltre che le palle. Anche se ieri, dopo il revisionismo canoro dei più, a insorgere contro Emanuele Filiberto graziato anche dalla storia del Festival erano in molti: parte del pubblico dell’Ariston, i repubblicani («il televoto non è un referendum tra monarchia e repubblica»), la fondazione di Gianfranco Fini, Fare Futuro, la Fgci («ripescare il brano che osanna i Savoia è trash»)... Intanto, per mano della garrula chili-di-troppo Antonella, il principe ha fatto ritorno. Che strana Italia tra un Bertolaso che scende e un Savoia che sale...