Vince sempre Kaymer, il golfista senza difetti

Ma dove arriverà questo Martin Kaymer. Poco più di tre anni fa l'abbiamo visto trionfare al San Domenico nel Gran Final del Challenge e conquistare la carta dopo meno di sei mesi sul circuito satellite. Da lì, il 25enne giocatore tedesco è decollato: due vittorie sul tour nel 2008, due nel 2009. Questa stagione altri fuochi di artificio, Abu Dhabi, addirittura un «major», il Pga degli Stati Uniti, e a seguire il Klm in Olanda. Ora arriva anche il Dunhill Links a St. Andrews con i suoi 580mila euro di prima moneta che lo proiettano in cima alla Race to Dubai e al 4° posto nel ranking mondiale. Senza dimenticare che è stato anche tra i protagonisti della Ryder. Non credo che Langer suo idolo e ineguagliabile connazionale sia riuscito a tanto alla sua età. Trovare difetti in Kaymer è cercare il pelo nell'uovo. Impeccabile in ogni reparto di gioco, bella presenza in campo, carisma da vendere, affabile con pubblico e media. E pure modesto: dopo la vittoria al Dunhill ha sportivamente dichiarato che per lui il più forte, oggi, è Lee Westwood e che spera di diventare come lui. Ora martin è numero 4 al mondo, ma la stagione non è ancora finita e chissà dove lo troveremo una volta arrivati al Dubai World Championship che chiude l'annata golfistica europea. Oggi è l'uomo da battere per chi vuol sperare di laurearsi n°1 europeo.
Per la cronaca del torneo alle sue spalle sono terminate nell'ordine Danny Willett e John Parry altri due giovani di grandi speranze ma c'è stato poco da fare con l'implacabile ed immacolato 66 di Martin.
Per quel che ci riguarda più da vicino sono usciti al taglio i due fratelli Molinari giustamente a corto di adrenalina e concentrazione dopo le fatiche, le emozioni, le tensioni della loro prima Ryder, ma subito a rimpiazzarli è arrivato Matteo Manassero che dopo una falsa partenza è risalito, quasi dal fondo classifica, sino al 22mo posto grazie a due 69 finali. Davvero un piccolo fenomeno che giorno dopo giorno diventa realtà. Passato professionista dopo il Masters, in aprile, ha giocato, su invito, 9 tornei sul Tour senza mancare un taglio conquistandosi già la carta per giocare sul tour l'anno prossimo. Dopo il Dunhill è 82° nella Race to Dubai ed ora non è più utopia vederlo a spirare ad entrare nei 60 che saranno nell'Emirato per il Gran Final.
In questi giorni a Roma, sul percorso dell'Olgiata, ultime battute del challenge con il Roma Open prima della finalissima del San Domenico in Puglia che assegnerà le venti carte alle «star del futuro» per accedere al Tour maggiore. Anche qui - effetto Molinari - ci dovrebbero essere tre italiani in corsa: Tadini, Colombo e Gagli. Il golf italiano professionistico è... in marcia!