Vince lo stile da viaggio, ma l’etnico non va più

L’India di Ferragamo e l’Africa di Cavalli, ma senza esotismo. E Prada sceglie l’innocenza

Voltaire diceva che il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. Le collezioni di moda maschile per l'estate 2009 in passerella ieri a Milano dimostrano che gli stilisti possono mettere in pratica la teoria senza cadere nell'ovvietà dell'etnico. Così l'India immaginata da Massimiliano Giornetti per Ferragamo non è tanto una cartolina spedita dal millenario paese dei maraja, quanto un'intelligente lettura in chiave contemporanea di un certo gusto per la decorazione. C'erano camicie con grafici jabot e plastron incrostati di perle, pashmine ricamate a pepite d'argento, un indimenticabile pullover in lino macramè lavorato a mano: il lusso all'ennesima potenza. L'Africa che Roberto Cavalli ha visitato e fotografato in lungo e in largo nei lontani anni Settanta diventa invece un pretesto per riappropriarsi del passato e ripartire verso un futuro reso radioso dalla maestria delle lavorazioni su pelle, coccodrillo o raffia e dalla potenza espressiva delle stampe.
Dello stesso segno il viaggio alle radici di uno stile che non vuole essere moda compiuto da Giovanni Vidotto per Ferrè con i superbi completi sartoriali color sabbia bagnata in mohair estivo o in Abaca (fibra vegetale simile al lino) talmente impeccabili e senza tempo da parlare il linguaggio colto del compianto architetto-stilista.
Armani dedica la magnifica sfilata Emporio alle atmosfere delle città del Nord Europa così ordinate da imporre un'attitudine elegante perfino ai giovani leoni del kitesurf e Prada esibisce una collezione giocata sul doppio binario di forza e fragilità, innocenza e perversione. «Io esploro con il blu» dice Armani spiegando come mai questi suoi nuovi pantaloni così donanti per via della pinces che ne richiama l'ampiezza alla caviglia sono nella maggior parte dei casi declinati nel colore principe dell'eleganza maschile. Impegnata nel lancio della sua nuova fragranza maschile, la grande signora del made in Italy non ha tempo di spiegare perché ha trasformato il denim dei jeans in un materiale superformale, il lattice color cognac in giacche e spolverini tagliati benissimo ma importabili fuori da una cella frigorifera e cosa significa l'uscita dei ragazzi in boxer candidi con sottilissime t-shirt bianco color mutanda del nonno. Questa sua immagine maschile a metà strada tra il seminarista e il bidello piacerà sicuramente al pubblico più sofisticato che ci sia, la gente in giro per il mondo tra gallerie d'arte moderna e festival del cinema concettuale.