Vincent e Irene Papas vincono il confronto con Eschilo e Sofocle

Al siracusano Teatro Antico in scena «I sette contro Tebe» e «Antigone»

Enrico Groppali

Non sapremo mai come recitavano gli antichi greci, così come siamo destinati a ignorare di quali mezzi si servissero gli straordinari interpreti del teatro antico nel corso delle rappresentazioni di quei classici che, al loro tempo, erano i più tragici commenti che si potessero immaginare alle diatribe che agitavano le loro polis. Erano cantati i cori che si opponevano alle vendette dei protagonisti e alla loro forsennata brama di vivere? E cosa portavano sul viso? Una maschera che amplificava e distorceva la loro voce o una visiera che permetteva di fingere lo strazio delle principesse argive?
A questo pensavamo assistendo alle produzioni di Siracusa 2005. L'una e l'altra significative per le soluzioni adottate da entrambi i registi che si sono avvicendati, sul meraviglioso spazio del Teatro Antico, a renderci edotti dei versi scultorei di Eschilo e del mirabile controcanto critico di Sofocle. Testimonianze dell'approssimazione al mistero di quegli altissimi riti religiosi che traducevano i pensieri, gli atti, i gesti degli astanti nel cantico corale di un popolo. Da questo punto di vista sia le ipotesi avanzate da Vincent - al posto delle ciclopiche mura dei Sette contro Tebe ha rinchiuso dentro due altissime paratìe da antica nave vichinga l'urlo al diapason di Massimo Popolizio e la trepida voce di Daniele Salvo - sia l'invenzione onirica di Irene Papas che, al posto della reggia di Creonte, ha immaginato una sinfonia d'archi e colonne inframezzate da giganteschi idoli barbarici simili ai colossi dell'isola di Pasqua, hanno brillantemente risolto l'ambientazione del Mistero.
Con qualche sforzo visibile (Vincent) nella resa complessiva del coro e più di un eccesso cabarettistico (Papas) da parte del Creonte, inadeguato e risibile, di Alessandro Haber. Ma con una grande protagonista, smarrita e soave, come Galatea Ranzi, Antigone di magica presenza, e un magnifico Tiresia agìto con sorprendente autorità da Maurizio Donadoni che con i suoi toni insieme tremuli e autoritari disegna un enigmatico veggente che pare uscito dalle pagine di Castaneda.

I SETTE CONTRO TEBE di Eschilo Regia di Jean-Pierre Vincent, con Massimo Popolizio ANTIGONE di Sofocle Regia di Irene Papas, con Galatea Ranzi. Siracusa, Teatro Antico

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