La Vincenzi contro tutti: chi mi critica è pazzo

(...) se le si chiede come mai le sue intenzioni non le mette per iscritto in una nota ufficiale, si accende. Anche se ad averle già fatto questa richiesta sono stati sia il presidente della Regione, Claudio Burlando, sia il presidente del consiglio regionale, Mino Ronzitti.
E a chiederglielo, per giunta ci si sono messi anche i suoi alleati di Tursi: martedì con una dichiarazione congiunta di Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi e Italia dei Valori. Loro avrebbero voluto fare una dichiarazione di voto in merito al progetto park Acquasola, o un atto di revoca al progetto che la precedente amministrazione aveva approvato. Eppure, basta chiederle come mai non l'ha fatto, che strabuzza gli occhi e alza il tono: «Fare questa cosa sarebbe da pazzi». Poi va oltre, anche nell'acuto: «E chi me lo chiede è pazzo, il Comune non può prendersi la responsabilità di tornare indietro su una decisione precedente e per cui ci sono state solo approvazioni nel corso dell'iter burocratico. Il Comune si accollerebbe tutte le spese». E se Burlando l'attacca, lei se ne infischia: «Siamo in un gran casino tutti e due e le sue parole le considero una normale difesa d'ufficio per la Regione».
Messaggio chiaro, come è chiaro che lei il park lo trasferirebbe in piazza Palermo nell'ex istituto nautico. Mentre il progetto a mare così come è stato presentato non le va bene. «Non ho bloccato il progetto - precisa - il Comune ha dato parere favorevole alla conformità urbanistica. Ma serve un'infrastruttura riconvertibile che possa essere adatta alla città anche in un futuro più lontano». Il concetto lo spiega e assicura che con lei sindaco la città arriverà a spostare il 50% del traffico su ferro, e quando ciò avverrà un'opera del genere sarebbe parzialmente superflua. Quindi vuole evitare la costruzione del viadotto e lavorare solo a raso, per «un progetto meno costoso e più complicato».
E se Burlando dichiara al Secolo XIX di essere «molto adirato» e ricorda che «alla presentazione in pompa magna del progetto» Marta c'era e non ha detto nulla. Lei replica stizzita che erano state presentate solo delle tavole «che c'eravamo impegnati a svilupparle». Ora il/la sindaco auspica che il governo autorizzi un appalto integrato (pubblico-privato) che permetterebbe comunque l'inizio dei lavori.
Per la faccenda del Park invece la questione è ancora più complicata. Dopo la svolta annunciata serve almeno un accordo con i privati che non dovrebbero essere svantaggiati da questo cambio di programma. Lunedì inizieranno gli incontri. E se gli imprenditori fossero contrari? «Io non ci penso, se alla mattina pensassi alle cose che non potrei fare, mi sarei già suicidata». Gelo. Poi riparte, all'attacco: «E che non si dica che sono ostaggio dei comitati perché questo non è vero». Ma proprio su questo parte l'accusa di Raffaella Della Bianca, capogruppo azzurro a Tursi. È lei ad accendere la miccia, dicendo che martedì in aula Forza Italia farà sentire la sua voce «perché il park all'Acquasola va fatto per il bene della città ed è deleterio se per ogni decisione il sindaco va dietro a cinquanta persone che protestano».
Insomma una situazione delicata. Soprattutto tra le file del centrosinistra. Tanto che, per una volta Marta non ci vuole mettere la faccia, ma solo la voce. Nessuna tv ammessa è la legittima decisione del sindaco. Solo la carta stampata. Quella si può sempre smentire.