Vincenzi, la prof interrogata in aula sull’asilo

(...) di soggiorno, avesse potuto iscrivere il suo bimbo in una materna comunale, semplicemente con una telefonata -, ha fatto ricorso all'articolo 54 del regolamento consiliare e ha chiesto che l'assessore competente faccia luce sui fatti denunciati. «Perché argomentazioni del genere hanno bisogno di urgenti risposte», ha spiegato il consigliere di An. E ha aggiunto: «Il fatto è di evidente gravità, perché Genova rappresenta il fanalino di coda tra le città capoluogo di regione. È ultima infatti dietro Torino, Milano, Bologna e Firenze in termini di rapporto tra posti disponibili nelle scuole materne e asili nido e popolazione infantile. Con difficoltà evidenti per tante famiglie genovesi».
L'obiettivo dunque resta unico: fare chiarezza su una situazione che irrigidisce gli animi di tanti genovesi che ogni anno - allo scadere della data di iscrizione nelle scuole materne e asili nidi comunali - si affannano per far guadagnare un posto tra i banchi di scuola ai loro figli. Senza dimenticare poi le lungaggini burocratiche che tutto ciò comporta. Come sollevato dall'articolo di domenica del Giornale, dove una giovane mamma del levante cittadino non ha risparmiato di lamentare le difficoltà incontrate nell'iscrivere suo figlio in una scuola materna statale di Quinto. Difficoltà derivanti da orari da rispettare, spesso incompatibili con i suoi orari di lavoro, mancanza di moduli di iscrizione e la trafila dei documenti da presentare: codice fiscale del bimbo e di uno dei genitori, certificati di vaccinazione e una dichiarazione di lavoro dei genitori. Regolari cittadini italiani con residenza a Genova.
«Insomma chiederò se esistono delle disposizioni da parte dell'assessorato di competenza. Se è la regola non richiedere a persone clandestine documenti riconosciuti quali passaporto e foglio di soggiorno o eventuali comunicazioni da parte di organizzazioni umanitarie. Oppure se esistono delle indicazioni tali da permettere a persone prive di documenti e soprattutto prive di permesso di soggiorno di poter iscrivere il proprio figlio in una qualsiasi scuola materna gestita dal Comune», ha precisato il consigliere di An.
Che corregge anche il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni: «Gli uffici competenti, ossia quelli scolastici in base alla legge Bossi-Fini hanno l'obbligo di segnalare alla questura persone prive di permesso di soggiorno, lasciando alla questura l'onere di decidere se i clandestini con figli a carico, possano beneficiare di permessi temporanei - ha aggiunto il consigliere -. Ciò premesso, i funzionari comunali se di loro iniziativa agiscono diversamente, non fanno altro che sostituirsi alla stessa magistratura. Questo vuol dire contravvenire al rispetto di una legge ancora in vigore».