«La Vincenzi sapeva tutto o è incapace»

(...) per il gruppo dipietrista in aula rossa che ultimamente ha anche rafforzato i suoi ranghi e, oltre agli eletti Capello e Proto, ha «acquistato» dall’Ulivo Anzalone e la Fusco. Così dopo l’affondo dell’onorevole Giovanni Paladini che ieri aveva rivendicato spazi e visibilità per il suo partito proprio per il momento così delicato, Mensopoli sta diventando un problema anche interno ai partiti del centro sinistra e l’Idv potrebbe anche fare i bagagli e uscire: «Senza entrare nel merito delle indagini e delle decisioni della magistratura ma indipendentemente da questo- prosegue Egidio Pedrini-, non possiamo sottrarci dal fare le opportune valutazioni politiche compresa quella che “o si sta da una parte o dall’altra”».
Problema politico dunque per Marta Vincenzi che potrà essere rimandato magari di qualche settimana, ma che comunque porterà scossoni interni alla giunta. Lei. la sindaco, ripete che «non c’è marcio in questa amministrazione» e che semmai, se ci fosse qualche «cattivo guaglione sarebbe di una dimensione diversa da questa amministrazione». Sempre come se non fossero coinvolti «suoi» strettissimi collaboratori, non uomini di Pericu. Reazioni all’inchiesta del pubblico ministero Francesco Pinto arrivano anche da destra. Gianni Plinio attacca il sindaco in maniera diretta arrivando a chiederne le dimissioni: «La Vincenzi, avendo ben tre dei suoi massimi e diretti collaboratori e tutti di sua nomina fiduciaria inquisiti per tangenti- commenta il capogruppo di An in Regione-, anziché minimizzare e banalizzare dovrebbe seriamente valutare l’opportunità politica di trarne le conseguenze rassegnando le dimissioni e rimettendosi al giudizio dei genovesi». Plinio non pensa che l’inchiesta sugli appalti alle mense scolastiche siano l’unico filone di un malcostume delle amministrazioni locali guidate dal centro sinistra e attacca, «Mensopoli è solo la punta di un iceberg. Spero che la magistratura accerti al più presto ogni responsabilità perché il primo requisito per amministratori e per una amministrazione devono essere la trasparenza e la cristallina onestà».
Ma le critiche a Marta Vincenzi non arrivano solo da destra. È la «Casa della legalità», che già nei mesi scorsi aveva tentato di fare emergere presunti conflitti di interesse del sindaco quando guidava la Provincia, a contestare il comportamento degli assessori coinvolti nell’inchiesta: «Il sindaco deve fare chiarezza- commenta Christian Abbondanza- non si può nascondere dicendo che è tutta roba appartenente al passato: quei collaboratori sono stati scelti da lei e lei ha la responsabilità». Abbondanza attacca anche il primo cittadino sulle affermazioni fatte venerdì nel corso della conferenza stampa convocata per chiarire la sua posizione: «La Vincenzi ha detto di aver voluto creare una vera e propria discontinuità con le passate gestioni. E questo cosa vuole significare se non che lei sapeva che c’erano cose che non andavano? Qual era la necessità di rompere con il passato se non esistevano problemi?». Per gli esponenti della «Casa della legalità» la Vincenzi era probabilmente a conoscenza dei fatti, «e se lo era si sarebbe dovuta presentare in procura e parlare. È gravissimo che incarichi pubblici siano affidati a persone su cui non è stata verificata la correttezza istituzionale: qui le cose sono due, o c’è una manifesta incapacità di governare da parte del sindaco, oppure la Vincenzi sapeva. E nominare due persone che si sono macchiate di certi reati è ancora più grave».
Christian Abbondanza ha poi cercato di allargare il discorso, spiegando, come, secondo la sua associazione, l’inchiesta Mensopoli non sia che un passante tra quelle su Erzelli, il porto, la Sanità, e la Stoppani arrivando ad affermare che tutto il sistema amministrativo a Genova sarebbe corrotto: «Non si può pensare ad una discontinuità con la precedente amministrazione se nella giunta Vincenzi troviamo quattro assessori che appartenevano a quella Pericu di cui due inquisiti e gli altri due (Tiezzi e Margini ndr) a gestire importanti appalti pubblici. Mentre altri ex assessori come Anna Castellano e Alberto Ghio, sono stati nominati ai vertici di società partecipate».