La Vincenzi spinge Tursi contro la Gelmini senza neppure ascoltare il consiglio

Alla fine il giudizio contrario alla pseudo riforma del ministro alla pubblica istruzione Gelmini è arrivato. «Si tratta soltanto di scelte meccaniche che ha fatto Tremonti. Il ministro Gelmini si è adeguata. Si tratta di otto articoli scarni con origini finanziarie per esigenze di bilancio del governo Berlusconi». A tuonare contro, stavolta con un documento tutto personale, o almeno, della sua giunta, è il sindaco di Genova Marta Vincenzi che ieri mattina ha presentato la «lettera» che sarà inviata al ministero per riaprire il confronto sul decreto. Tre pagine che non saranno discusse nemmeno in consiglio comunale perché non saranno iscritte all'ordine del giorno della prossima settimana quando, probabilmente, si tornerà a parlare nella sala rossa di proteste di studenti, cortei, scuola e università. Tre pagine che rivendicano il ruolo del comune di Genova nella scuola e nell'università, con l'appiglio che il sindaco, attraverso il suo braccio destro Maurizio Maresca, è nel consiglio di amministrazione dell'ateneo genovese. Ma soprattutto con la convinzione che il decreto Gelmini ha violato addirittura la Costituzione che attribuisce alle istituzioni locali il compito della formazione.
L'assessore Paolo Veardo fa eco alla Vincenzi e si schiera contro il maestro unico alle elementari prevedendo una debacle della famiglia con il tempo pieno a rischio, le incertezze dei genitori e il sistema finora realizzato, tra cui quello della ristorazione, con grande impegno da Palazzo Tursi. Un futuro incerto, insomma, per colpa del grembiule nero a scuola, proprio come si faceva una volta.
«Riconosciamo tutti le difficoltà economiche, anche globali - spiega Vincenzi - che tuttavia non giustificano quelle scelte di bilancio come i tagli alla scuola e all'università. In sede di conferenza Stato-Regioni, prima di continuare la discussione sul decreto Gelmini, ci siamo alzati tutti e ce ne siamo andati via. Non ne sussistevano le condizioni. E così hanno fatto gli altri rappresentanti di Comuni e Regioni degli opposti schieramenti politici. Qui non si tratta di centrodestra o centrosinistra. Sono stati scavalcati i normali percorsi istituzionali». Quando poi si obietta al sindaco che gli studenti non sono mai scesi in piazza contro i baroni dell'università, contro le numerose famiglie che si tramandano le cattedre da decenni, contro la mancanza di meritocrazia in tutto il sistema, soprattutto per le assunzioni, il sindaco fa notare che nel documento della giunta qualcosa c'è.
Al primo punto che riguarda l'università si legge che deve essere assolutamente evitata l'attivazione di corsi inutili e non adeguatamente seguiti e la proliferazione di cattedre prive di un'adeguata giustificazione. Inoltre si legge che occorre dare spazio ai giovani italiani che si sono affermati nel loro settore di ricerca così come bisogna premiare le scelte che aumentano la qualità della didattica e della ricerca sanzionando quelle che risultano improduttive e figlie di una logica clientelare di autoriproduzione del sistema. Proprio come il modello americano.