Vincerà «Juno» e stavolta uscirà anche nei cinema

La giuria punta sul film con la Garner già acquistato in Italia che narra di due ragazzi alle prese con un figlio inatteso

da Roma

Stavolta non si potrà titolare che il vincitore «non è mai arrivato al cinema». Come succede spesso a Venezia, quando in sottofinale zompa fuori a sorpresa il Leone d'oro, il «miglior film» della Festa è arrivato per ultimo. Nessuna conferma, ovviamente, dal quartier generale, dopo giorni di crescente nervosismo per via degli attacchi arrivati perfino da giornali considerati «amici» come il Corriere della Sera. Come sapete, sono quattro i premi, su quattordici titoli in gara, a disposizione della giuria popolare pilotata da Danis Tanovic, Oscar per Non man's land: e il più importante, dopo un'appassionata riunione che ha coinvolto i cinquanta giurati non professionisti, di cui trenta italiani e venti stranieri, sarebbe andato a Juno, di Jason Reitman, commedia agro-dolce sulla maternità in programma oggi per il pubblico.
Sia pure interpretato in un ruolo non secondario da Jennifer Garner, fascinosa star di Alias, trattasi di piccolo film realizzato con gusto indipendente e stile leggero; e tuttavia uscirà a febbraio in Italia, distribuito dalla Fox. Chi l'ha visto ne dice un gran bene: perché, in una chiave a tratti divertente, racconta la vicenda umana di un'adolescente, appunto Juno, che per noia finisce a letto con un timido coetaneo e scopre qualche settimana dopo di essere incinta. Il dilemma, per la ragazza, è: che fare? Magari contattare una coppia benestante, formata dai due trentenni Mark e Vanessa, in cerca di un bambino da adottare. Basta attendere. Invece, a mano a mano che passano i mesi e cresce la pancia, Juno vede affiorare qualche crepa nel ménage dei due «candidati genitori», qualcosa le dice che dovrà essere lei a scegliere, «a testa alta, con un'esuberanza giovanile e inaspettata», come spiega il regista, volato ieri a Roma con la sceneggiatrice Diablo Cody.
Tutto tornerebbe, a questo punto. La Festa, mitragliata proprio sul versante del concorso, da molti osservatori ritenuto pleonastico in una kermesse pop tutta costruita sulla presenza delle star, laurea così - sempre che la notizia sia confermata domani, alla cerimonia di chiusura - un cineasta giovane, originale, già autore di quel Thank you for smoking lanciato dal Sundance di Robert Redford e uscito anche in Italia. Di Juno si vedono pure i manifesti in giro per l'Auditorium, a dimostrazione che non resterà nei cassetti di qualche produttore o nei comunicati della Festa, come malinconicamente accadde l'anno scorso al vincitore Playing the victim del russo Kirill Serebrennikov, quasi una rilettura in salsa slava dell'Amleto. Finalmente Bettini avrà di che sorridere dopo tanti dispiaceri.