«Per vincere bisogna finirla con le barricate»

«Nessuno può pensare di avere poteri di veto». Emanuele Fiano, capogruppo diessino a Palazzo Marino, protesta per il modo in cui è stata liquidata la candidatura di Umberto Veronesi. «Quando lui parla, Milano lo sta a sentire. È un opinion maker, un uomo che gode di grande credibilità e autorevolezza per le cose che ha fatto in questa città e nel mondo».
A giudicare dagli attacchi, a molti nel centrosinistra non piacciono le cose che l’ex ministro della Sanità ha fatto e continua a fare.
«È importante trovare una figura autorevole, di prestigio, perché è importante dare l’idea che una fetta della società milanese che è sempre stata distante dal centrosinistra ora si avvicini».
Vuole dire che il centrosinistra ha bisogno di essere sdoganato?
«Veronesi è il segnale che il centrosinistra milanese ha le credenziali per governare la città. Un po’ di tempo fa non era così».
Veronesi è il suo candidato ideale?
«Diciamo che è il migliore allo stato. Il mio candidato ideale potrebbe avere altre caratteristiche che in lui non ci sono. Se avessimo un candidato che raccogliesse immediatamente il favore di tutti, è chiaro che sarebbe l’ideale. Ma in politica si ragiona sulla realtà».
I movimenti protestano e dicono, anzi scrivono, che non si parla più di programma e di partecipazione.
«Credo che i movimenti stiano sbagliando. È molto importante il contributo delle associazioni, ma io vorrei prima di tutto che il centrosinistra vincesse a Milano. Per questo è sbagliato fermarsi alle prime contraddizioni, per vincere non bisogna buttare via disponibilità».
Crede che ci sia qualcuno dietro questa levata di scudi contro Veronesi?
«In alcuni c’è meno afflato di vincere. Alcune volte alcune uscite fanno pensare che in certi ambienti è preferibile restare per altri cinque anni all’opposizione ma ancora saldi nei propri principi piuttosto che affrontare quel lavorio faticoso in cui bisogna scendere a patti con la realtà».
Con questo giro di parole si riferisce forse a Milly Moratti e Basilio Rizzo?
«Ho condiviso con Milly e Basilio questi anni di opposizione dura e lo rifarei, ma nessuno può pensare di avere in mano un potere di veto da usare quando vuole. A loro chiedo di non buttare via una disponibilità importante per il centrosinistra a Milano».
Nando Dalla Chiesa critica i Ds e Fassino per l’investitura dall’alto data al candidato. La Quercia si è dimenticata del Cantiere?
«Tutti sapevano che a alcune personalità di Milano tra le quali Umberto Veronesi era stata chiesta la disponibilità. Era del tutto evidente che noi avessimo fatto colloqui per valutare stati d’animo. Detto questo, resto d’accordo che, una volta appurate le disponibilità, si scelga il candidato nel modo in cui è stato stabilito dal Cantiere. La frase più ripetuta da Fassino è stata: la scelta la fanno i milanesi. Il Cantiere è solo in pausa estiva, riprenderemo a ottobre».