Per vincere bisogna saper convincere la gente

In merito al «ribollir dei tini» di questi giorni, sulla prossima campagna elettorale per l’elezione del Sindaco della nostra città e sui nomi che da entrambi gli schieramenti iniziano già a venir fuori, condivido pienamente quanto espresso dal dott. Sergio Castellaneta in una sua lettera pubblicata in questi giorni da «il Giornale». Il suggerimento, non a caso, arriva da chi - in un passato ancor oggi attualissimo - ha voluto e saputo calarsi nella realtà cittadina con preparazione e - quel che più conta - con la dedizione a tutti nota nell'essersi interessato e raffrontato ogni giorno con ogni realtà della Città e con i problemi più spiccioli dei Genovesi. Riflettano, i partiti, tutti, sulla basilare e prioritaria necessità di sapersi raffrontare con la «sovranità del popolo» sancita dalla nostra Costituzione.
È ai cittadini che va rivolta la massima attenzione.
Il candidato ideale a Sindaco di Genova sarà sì quello che sarà capace di impostare le idee sulle grandi opere di cui necessita questa nostra Città per il suo sviluppo e per il suo rilancio ma soprattutto colui ci convincerà sul che cosa e sul come intende realizzarle. Sarà quello che, prima di parlare di nuove imposte locali o di rincaro di quelle esistenti, oserà parlare «in primis» del contenimento delle spese correnti della «macchina» comunali, e non intendo solo quelle imputabili alla struttura organizzativa, ma anche, forse soprattutto, a quella politica. Sarà quello che saprà calarsi soprattutto nelle aspettative dei cittadini che - troppo spesso a torto - sono considerate più banali o di minor profilo. Il candidato Sindaco ideale per Genova non sarà quello «marchettaro», onnipresente alle inaugurazioni o alle manifestazioni, ma quello che saprà muoversi (o «smuoversi» dal posto di comando della sua scrivania) per andare a «toccare con mano» i problemi della sua e nostra città, sarà quello che andrà - in prima persona - a verificare il traffico cittadino nelle ore di punta e non, le corsie-bus, la frequenza dei passaggi del trasporto pubblico, i sistemi di drenaggio delle acque pluviali specie nei sottopassi, lo stato in cui versa la segnaletica stradale in certi siti, lo stato dei marciapiedi dove camminiamo, la pubblica illuminazione in certe vie, la sicurezza nelle ore notturne, i veicoli del Centro Storico, i reflussi di certe reti fognarie, la puzza che emana da mesi il depuratore di Cornigliano, le buche sull'asfalto in certe strade pubbliche; lo stato di degrado di certi «quartieri popolari» delle delegazioni (Cige, Begato, etc.), lo scontento della gente che si lamenta quando va a comprare, e via dicendo (l'elenco potrebbe continuare a dismisura).
Quello sarà il vero candidato Sindaco di Genova.
Se vincerà, quel candidato, sarà il vero Sindaco della gente. Perché, si ricordino i signori segretari dei partiti locali, che la vittoria in politica non è quasi mai frutto di strane alchimie o di numeri e formule matematiche, di alleanze, di convergenze, di equidistanze perché i genovesi sono una «brutta piazza» e non sono più disposti a farsi «buggerare»: alla bisogna, la prossima primavera, potrebbero saper essere debitamente critici anche verso coloro che hanno votato fino a ieri. Sarà anche una questione di fiducia, ma - secondo il sottoscritto - il nuovo Sindaco di Genova, nel 2007, non sarà quello che ci diranno di votare i partiti, ma quello che conquisterà i genovesi e che ci «con-vincerà» a votare per lui...


Lei, caro Toscano, più che una lettera ci ha inviato un vero e proprio manifesto politico-programmatico (delle cose da fare) su cui dovrebbero impegnarsi i potenziali candidati e autocandidati sindaci di fronte agli elettori genovesi. I quali, dal canto loro, sono stufi e arcistufi di sentirsi dire che la città è più bella e che è pronta ad attirare legioni di turisti e milioni di tonnellate di container. La realtà nuda e cruda, quella che lei ha così bene descritto e che ogni cittadino ha davanti agli occhi, si può leggere anche su queste pagine. Per questo la battaglia del Giornale è la stessa che è combattuta dalla gente e da chi vuol fare politica al servizio della gente. Questa è democrazia, tutto il resto è demagogia.
\