«Per vincere non abbiamo bisogno di trucchi»

L’ex ministro acclamato dal suo popolo. Una mamma: «Mio figlio prega tutte le sere per Bossi». E si canta una «Bella Ciao» leghista

Nostro inviato a Crissolo (Cuneo)

Prudente se non addirittura scettico. Dai duemila e passa metri del Monviso, Umberto Bossi lancia un messaggio chiaro agli alleati: alla Lega la legge elettorale va bene così com'è, se poi qualcuno vuole metterci le mani se ne può anche parlare, ma «senza trucchetti». Insomma, quella del Senatùr è la stessa linea di attesa seguita nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi, una strategia concordata passo dopo passo nella cena di Arcore di due settimane fa. Nessun aut aut all'Udc - è il ragionamento che fanno Forza Italia e Carroccio - in modo che i centristi siano costretti ad assumersi le loro responsabilità nel caso la trattativa sulla riforma elettorale non vada a buon fine (cosa, peraltro, molto probabile). E così, Bossi affronta la questione con estrema cautela e evita accuratamente di aprire nuovi fronti di polemica (anche se la sensazione è che la Lega non abbia molto da guadagnare nel caso di azzeramento dei collegi uninominali). «La legge elettorale - dice - è una materia tecnica su cui i politici, a parte Gianfranco Fini, non si sono ancora espressi. Penso che Berlusconi chiamerà i leader della coalizione per sentire che aria tira». «Il problema - spiega il Senatùr - è lo sbarramento al 4%, perché la sinistra si troverebbe messa male». Anche se, aggiunge ironico, «io sono del parere che chi la fa l'aspetti». Poi, il messaggio neanche troppo velato all'Udc: «Sarei contrario a cambiare le regole, speriamo che a vincere le elezioni bastino i voti della Lega. Eppoi, io rispetto gli avversari. La Casa delle libertà, quindi, deve vincere senza trucchetti».
Bossi sorride e mentre parla annuiscono Roberto Calderoli, Roberto Cota, Rosy Mauro e Mario Borghezio, tutti schierati a fianco del Capo per la sua prima conferenza stampa dopo lo scompenso cardiaco dello scorso anno. E pure il ministro delle Riforme si affretta a dire che «bisogna trovare un sistema per non sterilizzare il voto di nessuno». Con una inequivocabile premessa: «Ci sono cose ben più serie della legge elettorale, occupiamoci dei problemi che pesano davvero sulla gente». E una più che ovvia conclusione: «Il voto alla Camera sulla devoluzione? Spero vada tutto bene, se sono rose fioriranno. Eppoi, a giocare con le spine ci si punge...».
È Cota - che in veste di segretario della Lega Nord Piemonte fa gli onori di casa - a dare invece il la al Senatùr sulla questione dazi. «Tutti ci dicono che siamo pazzi e antistorici - spiega il sottosegretario alle Attività produttive - ma la verità è che noi siamo un movimento del popolo e difendiamo i lavoratori». «Già cinque anni fa - gli fa eco Rosy Mauro, segretario del sindacato padano - Bossi disse che servivano i dazi per salvaguardare le nostre imprese». E allora - dice il Senatùr lanciando la prossima crociata della Lega - la prima settimana di dicembre «andiamo in massa a Bruxelles a far sentire la nostra voce». Pochi minuti dopo, nel comizio davanti a qualche centinaio di militanti, rilancerà: «Ci servono almeno 100mila uomini». «Quel giorno - aggiunge Calderoli - porteremo un po' di religione e un po' di saggezza della croce in quel Paese di pedofili». «Una manifestazione - spiega Cota - simile nello spirito a quella del '99 a Roma. Allora chiedemmo il federalismo, oggi vogliamo la tutela delle nostre aziende». Sul capitolo Europa ed euro Bossi si sofferma a lungo. «Non occorreva mica essere un mago per capire che dando all'Europa la nostra moneta non saremo stati in grado di difenderci. Pensate, avevamo la Svizzera a portata di mano, la Svizzera dove parlano la nostra stessa lingua, e siamo andati a finire in questa Europa i cui porti sono strapieni di merce cinese. Di questa Europa non abbiamo bisogno».
E sull'Unione europea dà battaglia pure Borghezio, capodelegazione della Lega a Strasburgo. Che il 7 ottobre sarà a Londra per «depositare insieme agli inglesi un referendum contro la Costituzione Ue e l'ingresso dell'Inghilterra in Europa». Anche noi - spiega più tardi Calderoli - presenteremo «una proposta di legge per un referendum di indirizzo sulla Carta Ue e sul trattato di Maastricht. Non che da parte nostra ci siano dei dubbi, visto che restiamo decisamente contrari, ma è giusto sentire cosa ne pensa il popolo». Bossi ritorna pure sul caso Bankitalia. «Nel nostro Paese - dice - c'è una regola, mai aiutare le cose del Nord, altrimenti ti sparano e ti mettono al muro. Per quanto mi riguarda, comunque, continuo a preferire una grande banca lombardo-veneta piuttosto che dare agli stranieri le poche banche che ci sono». E a chi gli chiede come mai Antonio Fazio non si sia dimesso, risponde candido: «Evidentemente era bravo». Dunque, una sconfitta per il ministro dell'Economia? «E chi è il ministro dell'Economia? È Tremonti?», domanda ridendo. Poi si fa più serio: «E perché avrebbe perso? Ha deciso Berlusconi, non è mica l'ultimo arrivato...».