Vincere la sfida contro il tempo con la papaia biofermentata

È il nuovo obiettivo della ricerca scientifica di Luc Montagnier, infettivologo noto per aver scoperto il virus dell’Aids vent’anni fa

Il nettare degli dei moderni. È la papaia il nuovo antidoto alla vecchiaia. Se il detto popolare consigliava una mela al giorno, oggi l’imperativo è mangiare il succoso frutto tropicale. Il traguardo è superare i 100 anni in piena forma. Una scommessa per la medicina fatta dal professor Luc Montagnier, il celebre ricercatore francese che venti anni fa scoprì il virus dell’Aids. Oggi i suoi studi si concentrano sulle proprietà «miracolose» della papaia. Dopo la sfida al flagello del XX secolo, quella contro il tempo. Non è ancora stato trovato il modo di fermare l’orologio biologico. Ma si può tentare di vivere meglio. Come? Lo spiega lo stesso scienziato nella lunga intervista in esclusiva raccolta nel libro Papaia - Un’alleata per la salute (Sperling&Kupfer). A scriverlo a sei mani, insieme allo stesso Montagnier e al suo collaboratore Pierre Mantello, la giornalista Margherita Enrico.
«L’invecchiamento inizia intorno ai 25-30 anni, ma purtroppo molte persone ancora lo sottovalutano. Si preoccupano solo di rughe e capelli bianchi, mentre le conseguenze più dannosa sono le malattie, infettive e croniche», spiega Margherita Enrico. Colpevoli i radicali liberi, «cattive» molecole che indeboliscono il sistema immunitario. «Montagnier ha scoperto che la papaia è un formidabile scudo antiossidante, venti volte più potente della vitamina E.
In pratica, migliora le aspettative di vita preservandoci dall'“arrugginire” dei tessuti». Non è però facile mangiare una porzione di frutto maturo tutti i santi giorni. «In alternativa, l'industria farmaceutica ha messo in commercio l'Fpp, un preparato a base di estratto di papaia bio-fermentata. I laboratori giapponesi dell'Osato Research Institute, diretto dal dottor Mantello, hanno brevettato un procedimento unico al mondo - prosegue Enrico - Chiaramente non è la soluzione per malattie gravi, ma ha dato buoni risultati in pazienti affetti dal morbo di Parkinson, dall'Alzheimer e da altre malattie degenerative». Basti pensare che il noto infettivologo la consigliò, nel 2002, a Giovanni Paolo II. Sono ormai tanti i vip che ne apprezzano le virtù: Claudia Cardinale e Sharon Stone, Jean Alesi, Stefano Gabbana, Simona Ventura, e altri testimonial dello spettacolo, dello sport e della politica.
Federfarma ha annunciato un netto incremento delle richieste. Nonostante questo, l'efficacia dell'Fpp è spesso messa in discussione. «Ma se una persona e uno scienziato straordinario come Montagnier, a settant'anni, ancora si batte per divulgare questa sua scoperta, vuol dire che è valida», commenta Enrico. Il famoso ricercatore non ha abbandonato nemmeno la lotta all'Aids. «Nell'ospedale di Yaoundè in Camerun usa la papaia come sostegno alle terapie tradizionali». In Africa sono contagiati ogni anno 600mila bambini. L'Italia è impegnata in prima linea. «Nel 2003, grazie a un'iniziativa voluta dall'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il nostro Paese ha finanziato il progetto Unesco «Families First Africa» per la messa a punto di un vaccino pediatrico. Così il professor Montagnier, presidente per la Fondazione mondiale per la ricerca e la prevenzione dell'Aids, ha inaugurato a Yaoundè questo centro di ricerca sull'Aids», aggiunge la giornalista italiana, che ha appena finito di girare un documentario sull'attività del centro.