Da Vinci-Cassini, promesse vane di Burlando

Nel marzo 2010 si impegnarono, durante la campagna elettorale per le regionali, firmando un documento per sostenere la revisione dei parametri del dimensionamento scolastico che impone un indice massimo di studenti per gli istituti superiori a 1.100 persone. Ma a distanza di un anno e mezzo da quella firma e, soprattutto dopo 15 mesi di lavoro in consiglio regionale quelle promesse sono state disattese. A sostenere l’appello dei genitori degli studenti nei licei Da Vinci e Cassini di Genova erano stati, tra gli altri, Alessandro Benzi (Rifondazione Comunista), Nicolò Scialfa (Idv) e Lorenzo Basso (Pd) promettendo azioni per correggere il testo delle Leggi regionali che regolano il dimensionamento; ma lo stesso Claudio Burlando si era adoperato per garantire che «in una delle prima riunioni di giunta ritoccheremo i criteri del piano ponendo per istituti un tetto di 1.400-1.500 studenti».
Il tempo è passato e nessun atto della giunta o del consiglio ha visto la luce e adesso, se nel giro di poche settimane la giunta regionale non prenderà davvero provvedimenti, a settembre gli studenti dovranno fare i conti con la disaggregazione razionale: «Secondo quanto stabilito dalla legge regionale l’indice massimo dei 1.110 studenti non deve essere applicato in maniera vincolante nelle aree densamente popolate - ricorda Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti -. Non è chiaro perché questa disposizione sia stata applicata solo a Da Vinci e Cassini, nonostante sorgano in area metropolitana e non ad altri istituti che presentano simili situazioni di sovradimensionamento: mi sembra che in Regione si facciano figli e figliastri».