Il vincitore: «La mia canzone ha sfondato grazie alle radio»

Paolo Giordano

nostro inviato a Verona

Va bene ha vinto Nek, allora è l’estate della tradizione. D’altronde quando ci sono i segnali, sono i numeri a decifrarli. Max Pezzali è stato dieci settimane consecutive in testa alla classifica di vendita e ora Filippo Neviani, uno che ama Sting come se stesso e dalla carreggiata del pop non si è mai allontanato, si porta a casa la laurea canzonettara e si lascia indietro Jovanotti, che a dire il vero ci ha sperato fino all’ultimo anche perché persino il sito di scommesse www.betfair.com lo dava per favorito assoluto. Ieri pomeriggio, alla libreria Fnac qui a Verona, Lorenzo Cherubini era un po’ mogio incontrando i fans che lo festeggiavano: «Vincerai tu». «Mi sa che vi sbagliate». D’altronde il suo Tanto3, ispirato addirittura a un’epistola del Petrarca, non ha mai navigato altissimo nella programmazione radiofonica e dopotutto qui all’Arena di Verona vince chi convince le radio e conquista le playlist dei programmatori. Quindi, quando a fine serata Fabio De Luigi e Vanessa Incontrada (talmente in sintonia da essere vestiti entrambi da Valentino, all’inizio erano pure in abito da sera), hanno annunciato Nek, il pubblico è esploso, le braccia si sono alzate e nessuno ha avuto nulla da dire. D’altronde il Festivalbar è la negazione delle polemiche e, se qualcuno se ne va col broncio, è difficile che possa recriminare. Questa è la canzonetta, bellezza, e quando Anggun ha aperto lo show - dopo aver provato e riprovato per mezz’ora nel pomeriggio la sua Undress me - è iniziato il conto alla rovescia, con la fanfara dei quindicimila sulle gradinate che è rimasta assordante fino alla fine. Il Festivalbar è sempre stato così: seguito con entusiasmo in piazza ma con meno calore in tivù, dove anche la diretta (arrivata per la prima volta quest’anno) non ha portato gli effetti voluti. Gli ascolti di lunedì sera non sono stati esaltanti, visto che sono saliti un po’ rispetto allo scorso anno ma si sono arenati sotto il dodici per cento di share, che non è propriamente un trionfo. Vuoi la controprogrammazione, come spiegava De Luigi l’altra mattina, dopo aver preso atto del prevedibile boom di Desperate housewives. Oppure, forse più probabilmente, l’effetto juke box. Il Festivalbar, che è uno spettacolo senza trama e in qualche modo senza suspense, è il juke box della tivù, vittima inesorabile dello zapping: ci si sintonizza ma si rimane solo se il cantante piace o se c’è qualche vestito da curiosare, indagare, criticare. Altrimenti si cambia canale e si ritorna ai serial oppure ai talk show. E difatti l’altra sera, nonostante il dodici per cento scarso, il Festivalbar di Andrea Salvetti è stato il programma con più contatti della serata. E così anche quest’anno, dopo la scelta azzeccata dei conduttori e una buona qualità delle canzoni, non c’è stato il tanto sospirato boom televisivo. E dire che la compilation su cd ha venduto oltre mezzo milione di copie ed è il disco più piratato d’Europa, a dimostrazione che comunque anche le canzoni usa e getta sollevano un interesse che non accenna a diminuire. E pazienza se quando Jovanotti ha preso il premio per la miglior performance (premio che sa tanto di consolazione) c’era qualcuno in platea non proprio soddisfatto. I Negramaro, che invece sono stati incoronati come rivelazione dell’estate, hanno contabilizzato a furor di popolo una stagione assolutamente trionfale, diventando, proprio qui al Festivalbar, la conferma che il Festival di Sanremo (dove sono arrivati praticamente a sorpresa) ha ancora lampi di vitalità. Quindi applausi, niente polemiche e tutti felici a casa. Con una ricetta così, è difficile avere oggi successo in tv.