Il vincitore: "Salvato dalla giuria. Sette registi, come i samurai"

Crialese e Ozpetek confermano le voci: non abbiamo mai preso in considerazione alcuna pellicola italiana per un riconoscimento

Venezia - Il verdetto della giuria non parla italiano. Questo però, dopo aver visto i nostri tre film, come confermano i giurati Ferzan Ozpetek e Emanuele Crialese («No, non si è parlato di pellicole italiane»), lo sapevano tutti. Ma sul resto del palmarès la giuria composta quest'anno da soli registi, Zhang Yimou presidente, Catherine Breillat, Jane Campion, Alejandro González Iñárritu, Paul Verhoeven e, come detto, Ozpetek e Crialese, si è trovata a dover rispondere dopo la premiazione in sala stampa a domande non proprio lusinghiere soprattutto sul Leone d'Oro a Lust, Caution di Ang Lee e sulla Coppa Volpi a Brad Pitt per The Assassination of Jesse James di Andrew Dominik.

Zhang Yimou si è quasi scusato: «È difficile una premiazione perfetta, situazione comune a tutti i festival. Abbiamo cercato un giudizio equo perché c'erano film di altissima qualità. Ma se anche avessimo ricevuto una forza del cielo non avremmo potuto accontentare tutti. Su Brad Pitt abbiamo voluto premiare il suo cambio d'immagine rispetto ai film precedenti e la ricerca che ha fatto per giungere al cuore del personaggio».

Per quanto riguarda invece le dinamiche interne alla giuria, il Premio speciale, assegnato ex aequo a La Graine et le mulet di Abdellatif Kechiche e Io non sono qui di Todd Haynes, dimostra che non sono certo mancati dissensi e discussioni. Ferzan Ozpetek, poco prima della premiazione, aveva rivelato che «proprio sul Premio speciale a Haynes, siamo stati a discutere per tre delle nove ore che è durata la riunione, ma io su questo punto non ho mollato».

In effetti ci sono delle anomalie tecniche nel verdetto che, contrariamente a quanto indicato dall'articolo 7 del regolamento della Mostra perentorio nell'escludere ex-aequo e premi cumulati, vede La Graine et le mulet ottenere due riconoscimenti (film e attrice) al pari di Io non sono qui. Zhang Yimou cerca di spiegare l'accaduto: «Era difficile pensare di lasciare a casa o uno o l'altro. A quel punto abbiamo chiamato Marco Müller e abbiamo raggiunto un accordo». Poteri illimitati in mano al direttore? Certamente no e infatti, chiamato in causa, Müller si affretta a precisare di aver naturalmente fatto riferimento al presidente della Biennale «che ieri mattina ha convocato un consiglio di amministrazione per apportare le deroghe necessarie al regolamento».

Dopo la premiazione la reazione dei vincitori è stata di grande emozione, a partire dalla giovane attrice Harfsia Herzi, premio Marcello Mastroianni come attrice emergente per La Graine et le mulet, che quasi non riesce a spiccicare parola e laconicamente dice: «Sono commossa di aver ricevuto questo premio perché questo ruolo ha rappresentato molto per me e durante la lavorazione ho fatto tanti sforzi per dare il meglio».

Il Leone d'Argento Brian De Palma con Redacted confessa: «È un film inusuale sia come storia che come tecnica. Fortunatamente la giuria era composta da persone che capiscono esattamente ciò che un regista fa». Sulla stessa linea Nikita Mikhalkov, Leone Speciale per 12: «Meraviglioso poter ricevere un tale riconoscimento da registi di tanta bravura. L'Italia con me è sempre stata molto generosa e gliene sarò grata». Mentre il Leone d'Oro Ang Lee scherza un po' sulla giuria: «Sono sette registi che come i sette samurai mi hanno salvato dall'esperienza schiacciante di questo film che mi ha portato in luoghi oscuri della mia anima. Ora sono pronto a continuare».