Vincitori e vinti nella partita giocata sulla Torino-Trieste

da Milano

Ora l’attenzione, a Torino, si sposta tutta sulla Banca dei Territori, che è la divisione retail guidata da Pietro Modiano. E che rappresenta, nei fatti, il modello scelto dal gruppo Intesa Sanpaolo per operare sul territorio salvaguardando le specificità delle banche locali. Un modello che, da ieri, è quello che rimane ai torinesi del Sanpaolo, dopo la fusione con Intesa.
L’altro grande progetto partorito sotto la Mole, Eurizon, non c’è più. Per questo l’umore dei «torinesi» non è dei migliori. È vero che la Compagnia di Sanpaolo, primo socio, ha partecipato all’unanimità delle delibere che hanno smembrato Eurizon. Ma è anche vero che con Eurizon muore un’idea fortemente voluta nella Torino pre-Intesa. Non a caso il presidente della Compagnia, Franzo Grande Stevens, dopo aver votato a favore, ha comunque espresso rammarico per l’uscita di un manager a suo tempo fortemente voluto a Torino, quale Mario Greco.
Per tutto questo, il presidente del consiglio di gestione Enrico Salza, primo garante degli interessi piemontesi in Intesa Sanpaolo, da ieri è marcato a vista dai poteri forti della città. A cominciare dal Comune. Ma anche dagli altri enti azionisti della Compagnia, che pretendono nei prossimi mesi una verifica precisa: che la Banca dei Territori sia effettivamente il modello adottato dal gruppo Intesa, nel rispetto degli accordi pre-fusione. E su questa verifica Salza si giocherà, probabilmente, il suo futuro.
Il vincitore assoluto della partita è invece Corrado Passera. L’ad di Intesa ha fatto passare in toto la sua linea che, alla luce delle decisioni Antitrust, non lasciava più spazio per il progetto Eurizon e per Greco. Depotenziando, allo stesso tempo, una «filiera di potere» che all’interno di Intesa avrebbe potuto dare più di un grattacapo. E accontentando il socio-Generali, senza peraltro particolari concessioni.
La testa di Greco era stata chiesta da Trieste quasi pubblicamente quando, in assemblea, il presidente Antoine Bernheim aveva criticato l’operato del numero uno di Eurizon. D’altra parte la quotazione in Borsa di un concorrente così forte non avrebbe facilitato i rapporti tra Intesa e Generali (che hanno partecipazioni incrociate, oltre a essere al 50% in Intesa Vita). Tuttavia per Generali questa più che una vittoria appare un pareggio. Lo scorporo non risolve il problema antitrust nella bancassurance: Eurizon Vita continuerà a operare e per Intesa Vita nulla cambia rispetto alla prospettiva di perdere l’accesso a un migliaio di sportelli. Ma da ieri, ritengono a Trieste, la partita riprende da un punto migliore.