«Vincitori morali con 220mila voti in più»

Il leader di Forza Italia: «Il nostro Paese è sempre al fianco di Tel Aviv»

Giannino della Frattina

da Milano

«Siamo noi i vincitori delle elezioni con 220mila voti in più». Non molla Silvio Berlusconi e annuncia il ricorso alla giunta per le elezioni del Parlamento. «Purtroppo qui non siamo a Berlino e sarà la sinistra a giudicare se stessa. Ma vi posso assicurare che ne verranno fuori delle belle e quindi ci sentiamo vincitori morali delle elezioni». Intanto il primo giorno da ex premier lo dedica alla presentazione della lista di Fi a Milano e a Letizia Moratti candidato sindaco. «Perché ho scelto lei? Perché conosco bene gli uomini. Ma soprattutto conosco bene le donne». E mette subito in chiaro come l’ipotesi pensionato alle Bahamas sia già tramontata. Capolista sia a Milano che a Napoli, Berlusconi è pronto all’operazione rivincita. «Queste elezioni - assicura - vanno oltre il futuro di Milano, perché si proiettano su scala nazionale in un momento in cui il Paese è diviso e chi governa non ha la maggioranza». Inevitabile tornare all’ultimo scontro elettorale. «La sinistra - attacca - ha inventato di tutto. Ha convinto la gente che le cose andavano malissimo, un pessimismo inoculato quotidianamente dai media. Il teorema del declino, lo chiamo. Ma avete visto che è già tutto cambiato? Se adesso leggete i giornali va tutto bene. È migliorato perfino il mio oroscopo personale». Applauso. «Eppure noi siamo stati i veri vincitori morali delle ultime elezioni. Contro tutti, contro ogni previsione, contro ogni sondaggio. Sì, perché abbiamo avuto anche i sondaggi creati ad arte per farci perdere». Più tardi dirà: «Andando a Terra (il programma del Tg5 che lo aveva invitato come unico ospite, ndr) avrei vinto le elezioni».
Al suo fianco Letizia Moratti. «Milano - le assegna i compiti Berlusconi - ha dimostrato come nessun’altra città di saper fare buon governo lontano dal teatrino delle chiacchiere». Milano, ma anche Napoli («ho già firmato il contratto per una casa»), con l’impegno di creare un «asse del buon governo che vada da nord a sud». E ricorda i nove anni del sindaco Gabriele Albertini con i sei miliardi di opere pubbliche, il verde in città moltiplicato, i depuratori che finalmente ripuliscono le acque, la nuova Fiera, le metropolitane e il passante ferroviario. «E la Scala - aggiunge - restaurata nei tempi e soprattutto con i costi stabiliti. Ogni riferimento alla mostruosità dell’Ara Pacis è assolutamente voluto. A sinistra si riempiono la bocca di cultura, ma noi realizziamo le cose migliori».
Nel futuro ancora l’abolizione dell’Ici. «La mia - assicura Berlusconi - non era una trovata elettorale. È una tassa che consideriamo iniqua perché colpisce chi ha fatto sacrifici per la prima sicurezza che è la casa. Milano dimostrerà come non è necessaria per far quadrare i bilanci». Già pronta la risposta a chi gli chiederà dove troverà il tempo per occuparsi dei consigli comunali di Milano e Napoli. «Temo - sorride - che sarò decisamente meno impegnato di quanto non lo sia stato negli ultimi anni». Dalla platea un urlo. «Non è vero presidente, vedrà che presto sarà superimpegnato». Ancora un sorriso. «Un intervento rozzo, ma efficace».
Tocca alla Moratti . «Candidarmi sindaco - le sue parole - è stata una scelta non facile dopo cinque anni piuttosto complicati al ministero. Forte è stata la tentazione di tornare a casa a occuparmi della mia famiglia e della mia impresa, ma ora sono felice di esser qui. Milano è il motore del Paese, qui il lavoro è sempre stato un patrimonio di tutti». Poi ricorda l’importanza della riforma della scuola. «Letizia, hai fatto un lavoro eccezionale di cui devi essere orgogliosa. E contro cui la sinistra ha portato in piazza perfino i bambini. Ma non ti preoccupare, abbiamo i numeri in parlamento per opporci a ogni cambiamento e a ogni tentativo di far perdere agli italiani ciò che di buono abbiamo fatto». Lo stesso vale per la legge Biagi. «Una volta era più facile divorziare dalla moglie che da un lavoratore. Con la flessibilità invece un giovane entra in azienda, si fa conoscere e apprezzare e l’azienda è felice di trasformare il contratto a tempo determinato in indeterminato. Non permetteremo che venga cambiata la legge Biagi. Il lavoro di un grande eroe nazionale. Non faremo passare nessuna voglia distruttrice della sinistra contro le riforme da noi introdotte. Abbiamo fatto riforme importanti per il nostro Paese. Ci dispiace solo della legge elettorale».
Poi Berlusconi raggiunge Roma per tirare la volata anche a Gianni Alemanno, candidato sindaco nella capitale. Con lui Fini e Casini, decisi a «marciare uniti per colpire uniti» e rifarsi dell’amarezza del 10 aprile. Un sentimento di rivincita, per contrastare quella che Alemanno definisce ormai «la deriva massimalista del centrosinistra».