«Vinco e lascio a Eriksson» Mancini ironico

da Milano

Oggi a San Siro è prevista Inter-Catania ma alla vigilia la cosa passa via pressoché ignorata. E in fondo sarà così anche questo pomeriggio se l’Inter vincerà, per poi concentrarsi sullo Spartak mercoledì, decisivo per il destino in Champions. La notizia arriverà in caso di pareggio, clamorosa in caso di sconfitta.
Nell’attesa della distribuzione dei punti e un paio di frasi scontate, tipo «bisogna vincere» piuttosto che «si tratta di un match difficile come tutti gli altri», Mancini ha preso i più in contropiede parlando del suo futuro facendo chiaramente capire che il suo sogno è di conquistare il suo secondo scudetto consecutivo, il primo sul campo, e aggiungendo poi con ironia che se così sarà passerebbe la panchina a Sven Goran Eriksson, suo ex trainer alla Sampdoria. Scherzando: «Non dico che Eriksson per me è come un padre, perché forse lui si offenderebbe. Però posso dire che è come se fosse un fratello maggiore. Quindi, a giugno, dopo aver vinto con l'Inter, gli lascio volentieri la panchina... Sarei felice di lasciarla a lui, sarei felice per lui e per l'Inter. Eriksson è una grande persona, ma questo tipo di discorso si fa solo per parlare».
Tra i convocati anche Recoba, il cenerentolo miliardario. Tanto il tecnico ha elogiato Ibrahimovic («Tecnicamente è straordinario. Forse dovrebbe cercare di essere più decisivo, soprattutto vicino alla porta, proprio per la classe che possiede. Tutti dicono che non sarà mai uno da 20 gol in una stagione, invece io dico di sì»), tanto ha censurato l’uruguagio: «Il suo è un discorso a parte, bisognerebbe parlarne con Moratti. Non lo penso solo io, probabilmente lo pensano tutti gli allenatori che ha avuto. Per le doti straordinarie che possiede, ha buttato via dieci anni della sua carriera. Da anni sarebbe dovuto essere leader indiscusso dell'Inter». Invece...