Vini a colpi di «bicchieri»

nostro inviato a Torino

Il Salone del Gusto è scandito anche dall’uscita di libri e guide a iniziare da quella ai Vini d’Italia che da vent’anni viene curata e pubblicata da un tandem di ex amici o di separati in casa, lo Slow Food (che a Torino gioca in casa) e il Gambero Rosso (che gioca in trasferta visto che la sua Città del Gusto ha sede a Roma). Molti si chiedono che cosa li tenga uniti e la domanda è ingenua, roba da bambini un po’ tonti: i soldi o il business che suona più soft ma la sostanza è la stessa. Se la Michelin, le cui stelle saranno annunciate il 28 novembre, detta legge a livello di ristoranti, a livello di bacco lo stesso ruolo è svolto dalla guida «slow-gamberosa», criticata e adorata in egual misura.
Se a livello di Michelin basta avere una stella per essere arrivati, nell’altra contano i tre bicchieri, quest’anno la cifra record di 282, troppi per credere che non vi sia anche della geopolitica e simpatie varie, con l’eterno testa-a-testa tra Piemonte (curata dalla metà Slow, guidata da Gigi Piumatti) e Toscana (appannaggio dei gamberetti, leader Daniele Cernilli). Quest’anno successo dei vini toscani, 55, contro i 53 dei rivali, con il Friuli Venezia Giulia terzo con 29 e il Veneto quarto con 24. E se per vino si intende quello rosso, allora ecco che il vino dell’anno è il Brunello di Montalcino Cerbaiona 2001 prodotto da Diego Molinari. Ma è piemontese il miglior vino dell’ultimo ventennio, da quando cioè la guida ha visto la luce. Trattasi di un Barolo 1989 riserva Granbussia uscito dai Poderi Conterno di Aldo Conterno che, 75 enne, ha commentato con modestia: «Il mio Granbussia 1989 ebbe la fortuna di beneficiare di un’annata eccezionale. La qualità di una bottiglia dipende solo per un 10% dal lavoro dei vignaioli, la vigna, con tutto quello che si porta dietro, incide per il 90%». Chi ha la fortuna di avere una delle ultime bottiglie di questo Barolo di Aldo Conterno in cantina, oggi sorride felice, sia all’idea di berla («Tra trenta, quarant’anni sarà sempre eccellente. Ora è ancora un bambino», parola di Piumatti) sia pensando al valore, non meno di 600 euro, quotazione destinata a salire dopo questa sorta di Oscar alla carriera.
Dove le strade editoriali di Slow Food e Gambero Rosso si dividono è a livello di guide al cibo. I romani, guidati da Stefano Bonilli (del quale Carlo Petrini, alla presentazione della guida vini, ha finto di non ricordarsi il nome per rendere evidente la distanza tra loro), puntano sulla ristorazione d’eccellenza, da Fulvio Pierangelini in giù, e di sicuro i loro giudizi (curatore da quest’anno è Marco Bolasco) fanno notizia. Lo Slow Food presidia invece il mondo del mangiarbene tradizionale con la guida alle Osterie d’Italia, 1.656 indirizzi, supervisionati da Paola Gho, dove si applica la filosofia del mangiare «buono, pulito e giusto».\