Vini del Lazio, rinviato ancora il salto di qualità

Si apre la stagione delle grandi guide dei vini e si stilano i primi bilanci regionali. Purtroppo ancora una volta duole constatare che il Lazio fa la figura del vaso di coccio tra i vasi di ferro, con pochissime etichette a meritare il massimo dei voti. Il salto di qualità, insomma, è ancora rinviato. Partiamo dalla guida Duemilavini 2007 dell’Ais, che premia con il punteggio dell’eccellenza assoluta, i cinque grappoli, soltanto sei etichette del Lazio, lo stesso numero dell’anno scorso. Un risultato deludente, che pone il Lazio soltanto al 12° posto tra le regioni più premiate dopo Piemonte (56 cinque grappoli), Toscana (54), Friuli (33), Alto Adige e Veneto (20), Sicilia (18), Marche (17), Lombardia (13), Umbria (11), Campania (9) e Abruzzo (8). Tra le magnifiche sei del Lazio quattro conferme (Mater Matuta 2003 Casale del Giglio, Paterno 2004 Trappolini, Stillato 2005 Principe Pallavicini e Vigna del Vassallo 2004 Colle Picchioni) e due novità rispetto al 2006: Torre Ercolana 2003 Colacicchi e Giacchè 2004 Casale Cento Corvi. Un piccolo progresso invece nella guida «Vini d’Italia 2007» di Gambero Rosso-Slow Food: quest’anno sono due i vini laziali insigniti dei tre bicchieri, contro l’unico del 2006. Anche in questo caso, però, nella classifica generale per regione il Lazio fa una povera figura, con ben sedici regioni davanti: Toscana (55), Piemonte (53), Friuli Venezia Giulia (29), Veneto (24), Alto Adige (23), Sicilia (15), Campania e Marche (12), Lombardia (10), Abruzzo (9), Emilia-Romagna e Trentino (7), Umbria (6), Puglia (5), Sardegna (4) e Valle d’Aosta (3). I due vini «tre bicchieri» sono il Grechetto Latour a Civitella 2004 di Sergio Mottura e il Marciliano 2004 Falesco.