Vini del Lazio, vince il Mater Matuta

Andrea Cuomo

Ormai è un appuntamento fisso, all’uscita autunnale dell’edizione 2007 delle principali guide nazionali, quello con la nostra superclassifica dei vini laziali. Che quest’anno vede il ritorno in testa del Mater Matuta di Casale del Giglio, blend di Syrah e Petit Verdot che, dopo due anni di primato incontrastato nel 2004 e 2005, l’anno scorso era stato scalzato dal Montiano di Falesco. Complimenti ad Antonio Santarelli, patron dell’azienda pontina, che non ci stancheremo mai di elogiare, ma le vere novità della classifica 2007 sono altre e più generali.
Cresce la qualità. Le etichette che hanno ottenuto una media pari o superiore a 8 decimi (con i criteri che poi esporremo) sono passate da un anno all’altro da 18 a 25: un dato molto incoraggiante per l’enologia laziale, che forse non riesce a emergere nelle sue vette (l’anno scorso il Montiano vinceva con 8,53, quest’anno il Mater Matuta primeggia con 8,49) ma mostra di migliorare ai suoi livelli medio-alti il che, forse, è anche più importante.
Il risveglio dei bianchi. Altra novità, la grande riscossa dei bianchi, che l’anno scorso erano tre e quest’anno sono otto: una sorta di ritorno alle origini per una regione che negli ultimi anni si era espressa al meglio solo nei rossi.
Internazionale è meglio. Ancora da segnalare il trionfo dei vitigni internazionali. Nelle prime posizioni solo tre vini sono ottenuti da vitigni autoctoni: si tratta del Paterno (Sangiovese), del Dives (Cesanese del Piglio) e del Baccarossa (Nerobuono). Il resto è Petit Verdot, Syrah, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Semillon e Sauvignon. Un segnale confermato anche dalla scarsissima presenza di vini Doc, che sono solo tre a fronte di 22 vini Igt, nei quali gli enologi hanno mano libera nelle sperimentazioni che rispettano più le caratteristiche dei terreni e del clima che le tradizioni. Anche questo, a nostro avviso, un segnale promettente.
Dulcis in fundo. Bene anche i vini dolci, l’anno scorso assenti e quest’anno rappresentati da ben tre etichette: spicca la performance della Muffa Nobile di Castel de Paolis, un vino che al suo esordio sbanca piazzandosi al secondo posto con recensioni tutte entusiastiche che ne esaltano l’ampiezza e l’equilibrio.
Roma caput vini. Infine le province: sempre in testa Roma, che passa da otto a dieci vini in classifica; seguono Viterbo (otto etichette, erano cinque), Latina (sei, erano tre) e Frosinone con una sola (l’anno scorso erano tre). A bocca asciutta la provincia di Rieti.
I prezzi. Contrariamente all’anno scorso, molti i vini in classifica che costano 10 euro o meno: ben 7 su 25. E solo 5 superano i 20 euro.
Il metodo. Abbiamo preso in considerazione le quattro guide più affermate e vendute: «Vini d’Italia 2007» di Gambero Rosso-Slow Food (880 pagine più indici, 2.206 aziende e 16mila vini recensiti, 30 euro); «I vini d’Italia 2007» dell’Espresso (768 pagine, 2.150 aziende e 10mila vini recensiti, 20 euro); «Duemilavini 07» dell’Ais (1.790 pagine, 42 euro); e «Guida dei vini italiani 2007» di Luca Maroni (2.240 pagine, 36 euro). Abbiamo preso in considerazione solo i vini recensiti e valutati da tutte e quattro, trasformando il punteggio di ognuna in voti espressi in decimi: per la guida del Gambero Rosso abbiamo dato 9 ai «tre bicchieri», 8 ai «due bicchieri», con un bonus di 0,50 per i finalisti, e 7 a quelli con un bicchieri. Per la guida dell’Espresso, i cui punti sono espressi in ventesimi, abbiamo diviso per due. Per la guida dell’Ais abbiamo preso il punteggio più basso del range corrispondente ai «cinque grappoli» (91), ai «quattro grappoli» (85) e ai «tre grappoli» (80) dividendo per 10. Così come abbiamo diviso per dieci i punteggi di Luca Maroni, espressi in centesimi. I quattro quozienti sono stati sommati e divisi per quattro.