VINICIO CAPOSSELA fra rime e sonetti interpreta Michelangelo

Ha buttato i primi germogli (nella sua visione poetica preferirebbe di sicuro definirli germi) più di 17 anni fa e ora raccoglie alla grande i risultati. Sarà perché è multiforme, un po’ maledetto un po’ cialtrone, ora ironico (o sarcastico) ora troppo serio, a tratti colto a tratti popolare, un attimo intellettuale un altro «Tom Waits della Bassa». La Vinicio-Capossela-mania è un fenomeno che non passa. Il cantautore più atipico della nostra scena, strana figura a cavallo tra il menestrello e l’entertainer, continua a guardare nelle direzioni più diverse. Pop, rock, jazz, folk, cinema, Céline, Annibal Troillo, la Bibbia, Alfred Jarry, (l’uomo che ha inventato la patafisica ovvero «la scienza delle soluzioni immaginarie») e molto altro ancora si fondono nei suoi concerti e nei suoi spettacoli. Dopo il tour «Ovunque proteggi», grande successo dello scorso anno, domani si presenta al Teatro degli Arcimboldi con la sua ultima operazione, il serioso «Fuggite amanti amori. Rime e lamentazioni per Michelangelo». Lo spettacolo ha debuttato in maggio alla Galleria dell’Accademia di Firenze (nella sala che ospita il David di Michelangelo) e poi ha visitato il Parco della Musica di Roma (in Sala Santa Cecilia) e altre location importanti. Ora arriva all’interno della rassegna «MiTo» e vede Capossela interpretare le «poesie» di Michelangelo con l’accompagnamento del violoncello di Mario Brunello. Dovrebbe esserci anche Vincenzo Vasi al theremin (uno dei primi strumenti elettronici, formato da due antenne collegate a due oscillatori di frequenza. È l’unico strumento che si suona senza toccarlo, inventato nel 1919 da Lev Termen che riuscì ad affascinare persino Lenin).
Nell’ultima performance romana insieme a Capossela, Brunello e Vasi c’erano Paolo Pandolfo alla viola da gamba, Sergio Alvares e Christophe Urbanetz. Capossela versatile e guascone come pochi, sa affrontare la cultura alta perché lui vive di teatralità popolare incolta e non ammaestrata. Come ama dire vive in un mondo di «sospensione dell’incredulità». Per questo la sua musica è immaginifica ma al contempo reale, ricca di metafore ma conficcata nella storia. La sua storia, di emigrante tra Germania ed Italia «fatta di gioventù piena di rughe e di cose non sue».
Vinicio Capossela
domani ore 21
teatro Arcimboldi
ingresso: 20/30 euro