Vinokourov, dal ritiro al trionfo Crolla il chiacchierato Valverde

Il kazako, 15 punti a un ginocchio, domina la cronometro. Annaspa invece lo spagnolo

A volte ritornano: se si chiamano Alxandre Vinokourov. Uomo tosto il kazako, uomo tutto d’un pezzo, anche quando va a pezzi. «Piuttosto muoio in bicicletta», aveva detto «Vino» in un momento di grande difficoltà, dopo la caduta e quei quindici punti per ginocchio che si era portato in albergo.
Ieri, nella cronometro di Albi ha dato una prova di forza incredibile, che se non fosse che il ciclismo sta vivendo il momento che vive, dovremmo solo usare iperboli e superlativi. Ancora alle prese con le contusioni rimediate nella caduta della 5ª tappa e in difficoltà nelle dure pendenze dei giorni scorsi, Vinokourov ha percorso i 54 km a una media di quasi 49 chilometri orari. Il leader dell'Astana è risalito così dalla 19ª alla 9ª posizione in classifica generale con un ritardo di 5' da Rasmussen, anch'egli protagonista in positivo in una specialità, la crono, che bene non si adatta alle sue caratteristiche. «Dopo la tappa di Briançon ero vicino all’abbandono, ho continuato solo per rispetto alla mia squadra, al pubblico e ai miei amici. Oggi credo che si sia visto il vero Vinokourov», ha dichiarato nel dopo-corsa il kazaco.
Bravo Cadel Evans, secondo nella crono e adesso secondo nella generale ad 1’ dalla maglia gialla; bravo lo spagnolo Alberto Contador, che in generale è ora terzo a 2’31”; bene anche il tedesco Andreas Kloden che, nonostante una caduta, chiude la sua prova terzo e ora è quarto nella generale a 2’34”. Bravissima l’Astana, la “nazionale” del Kazakistan, che ora ha tre pedine da giocare: Kloden, appunto, Kashechkin sesto (4’23”) e Vinokourov nono (5’10”).
Cade Cancellara (alla fine perde più di 9’). Resta in piedi Allessandro Ballan, primo degli italiani: 39° a 5’31”. Crollano gli spagnoli Alejandro Valverde e Iban Mayo, giunti con un ritardo di oltre 6'. Per il “sospettato” «Valv-Piti» Valverde, il sospetto più grande: senza le sacche di Fuentes è difficile pedalare a certi livelli. Battute a parte, c’è chi fa decisamente sul serio. Uno è il direttore del Tour, Christian Prudhomme, che nella notte tra giovedì e venerdì non le ha mandate di certo a dire al numero uno del ciclismo mondiale, Pat Mc Quaid: «Mi ha chiamato. Urlava e sbraitava», ha raccontato Mc Quaid. «Non mi lasciava parlare ed insisteva. Poi mi ha detto... “stai provando ad uccidere il Tour de France?”. Io gli ho detto “chiamami quando sei più tranquillo”, poi ho riattaccato».
Di tono diverso, ma non meno inquietante, la decisione presa da un quotidiano svizzero, «Le Nouvelliste», dell’altra mattina: al posto del Tour un «Qui riposa il ciclismo (1790-2007)». «Oggi il ciclismo professionistico è clinicamente morto», ha chiarito il direttore Fournier.
Tornando alla corsa, ora la maglia gialla Rasmussen dovrà difendere la leadership sui Pirenei: oggi è in programma la quattordicesima tappa di 197 km con il secondo arrivo in salita a Plateau-de-Beille (1.780 metri). Quassù il Tour ci è arrivato tre volte, la prima nel 1998, la vittoria andò a Marco Pantani, che poi quel Tour lo vinse.
TV Diretta su Rai Tre ed Eurosport dalle 13.30.