"Vinto l’Expo, la Moratti si batta per Chinatown"

Dopo il nuovo stop nella trattativa per il trasloco al Gratosoglio,
residenti furiosi: "La pazienza è finita, da 7 anni aspettiamo che via
Sarpi torni vivibile". Il comitato Vivisarpi: "Il sindaco ha fatto delle promesse: le mantenga"

Nel cammino a ostacoli verso il trasferimento dei grossisti cinesi dai vicoli di Sarpi ai capannoni Hi-tech del Gratosoglio, la notizia di un nuovo stop nella trattativa non ha turbato più di tanto i sonni già tormentati di chi vive a Chinatown. A metà strada tra Risiko e Monopoli, si rinnova il gioco del tira e molla tra l’amministrazione, in cabina di regia per il trasloco, e gli imprenditori venuti da Oriente. A furia di tirare, però, la corda(ta) s’è spezzata. L’annuncio choc dei sedicenti capofila nel progetto, Angelo Ou e Luigi Sun - «Noi molliamo tutto, che siano altri a spostarsi, così è se volete la zona a traffico limitato» - non ha certo meravigliato quelli del comitato Vivisarpi. Dice la portavoce Loredana Cerrato: «Avevamo capito da un pezzo che il Comune stava trattando con persone poco affidabili, che comunque non rappresentano la comunità cinese nel suo complesso. In ogni caso il sindaco Moratti, prima di essere eletta, aveva fatto una promessa: “Il vostro quartiere tornerà a essere vivibile, niente più carrelli e smog”. Dopo due anni e tante difficoltà, non tutte imputabili alla sua giunta, siamo qui a raccontare storie. Del resto - considera la Cerrato - sono 7 anni che aspettiamo». I residenti stanno esaurendo la pazienza, nonostante i beffardi richiami in tal senso del console Zhang Limin, chiedono «scadenze certe, un piano ampio e dettagliato per il recupero della zona. Basta annunci spot». Rabbia condivisibile davanti al festival delle maschere cinesi, messo puntualmente in scena a ogni tavolo di confronto istituito dal Comune dopo la grande paura del 12 aprile 2007, giorno della «rivolta delle bandiere rosse». Quindici ghisa feriti per una multa da 40 euro. «Il problema - fa notare l’associazione - è che da allora manca tra i grossisti un interlocutore credibile e univoco. E ora stiamo attenti a chi prende in mano il pallino, rischiamo di essere presi in giro di nuovo, come sull’ipotesi Arese».
«Intanto - si lamentano i cittadini - qui continuano a scaricare 24 ore su 24, pure di notte, altro che 3 ore al giorno. Basterebbe far rispettare le leggi che ci sono già. Guardate via Giusti: migliaia di scatoloni ammassati sui marciapiedi, e se scoppia un incendio?». Problemi che Palazzo Marino conosce bene: il presidente Pier Franco Lionetti ha consegnato un elenco delle priorità controfirmato da duemila milanesi.
Al Gratosoglio, invece, altri duemila festeggiano. «Sono i residenti interpellati dal “sondaggio” della Lega, tutti o quasi contrari a ritrovarsi sotto casa anche i cinesi, dopo rom e abusivi. Ma sanno che probabilmente non finirà così: visto che il Comune ha detto di voler insistere», sottolinea Alessandro Morelli, consigliere di Zona 5. Proprio così, la telenovela continua. E pensare che appena una settimana fa, mentre si brindava alla conquista dell’Expo, il presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri incontrava la delegazione della Repubblica Popolare Cinese. «Il neo ambasciatore Sun Yuxi e il console Limin hanno ribadito “la necessità” di proseguire insieme nella riqualificazione dell’area Sarpi-Canonica. Oggi spiace rilevare il fallimento di questo auspicio».