Violante apre, il Senatùr non chiude: si può trattare

Si discute di un mix con la riforma del 2001. Giorgetti: «Dialogo, ma non sappiamo con chi»

da Roma

Nel giorno in cui Roberto Maroni prende carta e penna e protesta formalmente con Pier Ferdinando Casini per l’esclusione della Lega da un convegno sulle riforme organizzato dal leader dell’Udc, tra il Carroccio e l’Unione inizia qualche timido tentativo di dialogo. Gestito in prima battuta dal ministro delle Riforme Vannino Chiti e, più sottotraccia, da Luciano Violante. Che, in qualità di presidente della commissione Affari costituzionali, ieri ha parlato a lungo con Giancarlo Giorgetti e Giulio Tremonti. Quasi mezz’ora, in cui il segretario della Lega Lombarda e il vicepresidente della Camera, seduti su un divanetto del Transatlantico, si sono confrontati con Violante soprattutto sul tema delle riforme. Un dialogo che l’ex presidente della Camera vorrebbe avviare formalmente già nella riunione degli Affari costituzionali in calendario martedì, nella quale avrebbe gradito la presenza dei capigruppo della Casa delle libertà (Vito, La Russa, Maroni e Volontè). Ipotesi però già accantonata.
I diretti interessati scelgono la strada della prudenza e preferiscono «non parlare». Sul fronte leghista si guarda alle aperture dell’Unione con interesse ma pure con molto scetticismo. «Possiamo anche parlare di riforme con il centrosinistra - si sfoga con i suoi Giorgetti - ma il problema è che non sappiamo con chi...». Poi il delfino del Senatùr non nasconde il suo fastidio per le indiscrezioni giornalistiche (nate da una dichiarazione del presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni) in cui si ipotizzava una sua rinuncia alla segreteria della Lega Lombarda. «Idiozie», taglia corto irritato con i suoi.
La disponibilità di Giorgetti sul fronte riforme troverebbe conferma anche da parte di Bossi, che non avrebbe alcuna preclusione al dialogo ma solo grande perplessità verso una coalizione così composita da non poter garantire alcuna interlocuzione credibile (tutti i leghisti, nessuno escluso, puntano il dito verso la sinistra radicale). Anche per questo, come base su cui intavolare l’eventuale confronto con la maggioranza, il Senatùr avrebbe ipotizzato «un mix» tra la riforma del Titolo V approvata dall’Ulivo del 2001 e quella della Casa delle libertà.