Violante alla Festa dei «nemici»: «L’odio anti Cavaliere non serve»

da Milano

Dimenticate il Grande Inquisitore e il Piccolo Vyshinskij, perché Luciano Violante alla festa del Pdl è tutta un’altra storia, sorrisi, parole pacate e confronto con la maggioranza. Forse è rimasto uguale nel pragmatismo e adesso lo dedica a cause migliori. Unico ospite del Pd alla prima festa del Partito della libertà, teorizza il dialogo sulle riforme per il bene dell’Italia: «Il federalismo è un tema sul quale occorre confrontarsi, serve a maggioranza e opposizione». E lo spauracchio Berlusconi che terrorizza i suoi compagni? «Non funziona l’antiberlusconismo né l’antiveltronismo, il confronto è nell’interesse del Paese». A lei Berlusconi non ricorda Putin? «Non rispondo, non faccio battute come Veltroni». Sa di essere su terreno sdrucciolevole. Caffè con Ignazio La Russa e lo stato maggiore di An sotto gli occhi indiscreti di fotografi e tv, sussulta quando gli arriva sotto il naso il microfono strafottente di Franz, giornalista internet: «Non canta Azzurra libertà? Non l’ha ancora imparata?».
Il resto della serata scivola via liscio. L’ex nemico Violante sembra straordinariamente a suo agio sul palco dei relatori, accolto tra gli applausi dal reggente di An, La Russa, come ospite d’onore del dibattito con il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al fianco di Italo Bocchino, vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera, Donato Bruno, presidente della commissione Affari costituzionali, Raffaele Fitto, ministro per gli Affari regionali. «Sono sempre stato alle feste di An» ricorda. L’amore con il partito di Fini risale al 1996 quando presidente della Camera era Violante e nello stupore generale (soprattutto dei suoi) invitò a «capire i giovani» che avevano aderito alla Repubblica di Salò.
Oggi però è la festa del Pdl e lui fa vibrare persino corde leghiste. «Il patto tra Nord e Sud va ricostruito. Se non affrontiamo il problema, si arriva a un divorzio tacito. Un tempo l’accordo era che il Sud contribuiva con la manodopera e il Nord con i flussi finanziari, ora non è più così. Nella scuola, nella cultura, nel Pil l’Italia è sotto le medie europee mentre il Centro Nord sopra». Bruno Vespa, che modera il dibattito, lo contesta: «E allora perché tante critiche al ministro Gelmini che ha proposto l’aggiornamento per i professori del Sud?». Lui si difende ma poi insiste: «È come tra la Germania Est e Ovest». Un signore tra il pubblico ironizza: «Qui sono tutti terroni, anche lui. Non è di Torino, è pugliese».
Ma gli avversari più temibili di Violante sono nel Pd. Non piace l’eretico che un anno fa ha annunciato di voler lasciare il Parlamento perché «la politica è in crisi». Ieri alla stessa ora, nel centro di Milano, il Pd lombardo, con Filippo Penati e Maurizio Martina, discuteva di federalismo con il ministro Roberto Calderoli, durante un dibattito organizzato in fretta e furia. A pensar male si fa peccato, ma la coincidenza ha dell’incredibile. «Non lo sapevo» scivola via Violante. Divergenze? «Io e Veltroni siamo due persone diverse, ma oggi alla direzione Pd Franceschini ha sottolineato la necessità del confronto sulle riforme. E in un’intervista all’Espresso lo stesso Veltroni dice che bisogna parlare di riforme».
Secondo Violante, il rischio di deriva autoritaria «esiste in tutta Europa» e il rimedio sono le riforme. «Si faccia presto» arringa, proponendo a passo di carica (e con il consenso di La Russa) il Senato federale: «Il Paese più competitivo è quello che decide più velocemente. Ora il Parlamento non legifera e non controlla, invece bisogna andare verso un governo che legifera e un Parlamento che controlla».
La sintonia con il pubblico non si perde neppure quando una signora lo interrompe, cita Clinton e propone di punire gli spergiuri come in America. L’anima giustizialista si ringalluzzisce: «Se riuscissimo a ritenerlo reato...». Alla fine c’è anche qualcuno che lo abbraccia per una foto ricordo.