Violante come Pasolini nel ’68 «I poliziotti? Sono lavoratori»

da Torino

Il blitz della polizia a Venaus nella notte tra il 5 e il 6 dicembre ha danneggiato le stesse forze dell’ordine e lo Stato. Ne ha peggiorato l’immagine. E se c’è un danno, i responsabili devono pagare. Di questo è convinto Ermete Bogetti, procuratore della Corte dei conti di Torino. Che ha aperto un’inchiesta finora senza precedenti in Italia. E che pare destinata a sollevare più di una polemica, sia nell’ambito giuridico sia in quello politico.
Di certo Bogetti fa sul serio. Ha già inviato una lettera al sindaco di Venaus, Nilo Durbiano, nel quale dopo averlo informato di aver avviato l’indagine, gli chiede di fornire informazioni utili per approfondire le ragioni dell'iniziativa della polizia e la ricostruzione dei giorni di tensione che hanno sconvolto la valle Cenischia e, in particolare, l'area del cantiere della Ltf per la realizzazione del cunicolo esplorativo.
Il procuratore della Corte dei conti intende infatti verificare se ci sia stato un ingiustificato uso della violenza da parte delle forze dell'ordine che avrebbe danneggiato l'immagine delle istituzioni. Spiega il magistrato: «Solo la legge può legittimare la violenza. Ma quella gratuita contro persone inermi non ha giustificazioni. Non si può ripristinare un ordinamento violato, violandolo».
Contro l'azione delle forze dell'ordine è stato presentato anche un esposto al procuratore della Repubblica di Torino, Marcello Maddalena. L'iniziativa è di uno staff legale, coordinato dall'avvocato Roberto Lamacchia, che ha ricevuto l’incarico da Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana Bassa Valle di Susa e Cenischia, nonché esponente dei Ds e leader della protesta organizzata nella zona contro la linea ad Alta Velocità Torino-Lione.
Ferrentino, a nome degli amministratori della Valle di Susa, sostiene che nel blitz di polizia e carabinieri è stata commessa una serie di reati, tra i quali lesioni, violenza privata e abuso d’ufficio, per i quali chiede alla magistratura penale di individuare e punire i responsabili.
Un altro esposto depositato alla Procura di Torino dai legali dei sindaci valsusini riguarda i blocchi della polizia per impedire l’accesso dei non residenti alle strade che portano ai cantieri della Torino-Lione.
Il 14 dicembre, infine, verrà discusso al Tar del Lazio il ricorso, fatto sempre per conto degli amministratori della Valle di Susa, contro la delibera del Cipe dell'agosto scorso che ha approvato il piano preliminare della linea ad alta velocità ferroviaria.
Ma è senza dubbio quella del Procuratore della Corte dei Conti l’iniziativa giudiziaria più singolare. E potenzialmente dirompente. Bogetti espone la sua tesi: «Le immagini della polizia che caricava i manifestanti, andate in onda in questi giorni, hanno danneggiato l’immagine dello Stato e dello stesso corpo di polizia. Chi ne è responsabile, pagherà i danni».
Il magistrato contabile ha affidato alla Guardia di finanza il compito di svolgere le attività di indagine. Una volta acquisita la documentazione televisiva, ora le Fiamme Gialle cercheranno di risalire alla catena di responsabilità dell’azione.
Poi spetterà alla Procura dimostrare l’esistenza di un danno. La Corte dei conti, infatti, ha giurisdizione sui danni procurati allo Stato e alle amministrazioni pubbliche dai suoi dipendenti e funzionari. Nel caso specifico, non si tratta di un danno economico diretto, ma il Procuratore paventa l’esistenza di un danno all’immagine dello Stato e della Polizia.
La Polizia ribatte che l’uso della forza è stato inevitabile: un precedente tentativo di allontanare pacificamente i dimostranti era fallito.