«Violazione del giusto processo» E Moggi fa ricorso al Tar del Lazio

«Fiorentina seconda solo ai bianconeri. Ma Della Valle non influenzò i risultati»

Marcello Di Dio

da Roma

È stato considerato il colpevole numero uno di Calciopoli, colui al quale bisognava «inchinarsi (metaforicamente) per sopravvivere nel mondo della serie A e non vedere vanificati investimenti e patrimonio societario», come recita un passo delle motivazioni delle sentenze della Corte federale. Luciano Moggi non ci sta e ha già presentato il suo ricorso al Tar del Lazio contro la pena inflittagli dall’organismo presieduto da Piero Sandulli: cinque anni di inibizione e richiesta di radiazione, oltre a 50mila euro di ammenda.
L’ex direttore generale della Juventus ha deciso di non aspettare le decisioni della camera di conciliazione e arbitrato del Coni, l’ultimo grado della giustizia sportiva, rivolgendosi direttamente a quella ordinaria. La sua udienza alla camera era stata programmata per il 7 settembre alle 12 (conciliatore l’avvocato Ciro Pellegrino). Moggi si presenterà invece negli uffici della terza sezione del tribunale amministrativo, presieduta da Francesco Corsaro, già il 22 agosto. Di fatto, sposta la sua posizione sul piano amministrativo: nel ricorso parla di interessi legittimi lesi, di situazioni giuridiche soggettive che - pur connesse con l’ordinamento sportivo - sono rilevanti per quello statale che dunque non può rimanere «muto sulla questione».
Articolato il ricorso preparato dal pool di avvocati (quattro): una quarantina di pagine in cui non manca l’attacco al commissario straordinario della Figc Guido Rossi, il cui «atteggiamento è subito apparso come un avallo di una fantasiosa "ipotesi di lavoro" (la Cupola, come è stata definita in termini giornalistici, ndr)». Inoltre viene contestato al professore il suo passato di consigliere dell’Inter, squadra alla quale il Consiglio federale ha assegnato il titolo 2006.
Ma il ricorso dei legali di Moggi contesta anche Caf e Corte federale, che non erano collegi «terzi e imparziali», come prevederebbe il procedimento, ma costituiti ad hoc; il fatto che Moggi sia stato sottoposto a «procedimenti di giustizia domestica di un ordinamento settoriale dal quale si era dimesso e del quale non potrà far più parte»; la legittimità di un giudicato sportivo che «può costituire domanda di risarcimento a danno di Moggi da parte dei soci della Juventus».
Nel merito vengono invece contestate le intercettazioni e il modo di effettuarle, la «violazione del giusto processo, come previsto dal diritto comunitario», e la sua celerità, visto che «solo nel dibattimento Moggi ha conosciuto il contesto dell’istruttoria». La sua battaglia sta per iniziare, Lucianone è pronto ad arrivare fino alla Corte di giustizia europea.