Violentata in centro, «raddoppieremo i soldati»

Quell’egiziano l’ha violentata in pieno giorno, nel parco del Castello Sforzesco. Ha approfittato della ventitreenne romana un po’ ubriaca che, al termine della MayDay parade (la festa del primo maggio secondo i centri sociali), si era gettata semiaddormentata su un prato. Quando Riccardo De Corato lo racconta ai cronisti non può far a meno di rivelare che i primi a intervenire sono stati proprio alcuni manifestanti, «si erano accorti che stavano assistendo non a effusioni tra amanti ma a uno stupro».
L’ennesimo stupro che il vicesindaco di Milano commenta: «Anche quest’odiosa violenza ripropone con forza la pericolosità di certi stranieri, spesso clandestini, e in particolare quelli che provengono dall’Est ma anche dal Nord Africa come maggiori responsabili di reati violenti e predatori». Annotazione che De Corato fa seguire dalla lettura del «mattinale», dell’elenco degli episodi cronaca nera oltre lo stupro: «In meno di ventiquattro ore, a Milano, registriamo: l’aggressione da parte di quattro persone, probabilmente slave, nei confronti del parroco di via Cagliero; una rissa tra sudamericani in piazzale Loreto con un ferito gravemente accoltellato e, ancora, un clandestino arrestato alla guida senza documenti per inottemperanza al decreto di espulsione». Già, clandestini che non rispettano il provvedimento di rimpatrio: «Siamo a quota 376 denunciati dalla polizia municipale nei soli primi tre mesi del 2009 e di questi 43 arrestati per non aver rispettato quel provvedimento di espulsione firmato dalla questura di Milano».
Virgolettati che si declinano con la rabbia e che Ignazio La Russa completa con una proposta: «Se i clandestini arrivati in Italia dicono subito come si chiamano e da dove vengono, basta un minuto di permanenza nei centri di identificazione e espulsione. Altrimenti? Se non lo fanno e tocca noi scoprirlo ci vuole un tempo adeguato. Quanto? Credo che sei mesi siano davvero pochi e visto che l’Europa concede fino a 18 mesi, sarebbe giusto prevedere la permanenza nei Cie sino a 10 mesi». Ma aggiunge il ministro della Difesa, intanto, «c’è un altro obiettivo: raddoppiare la presenza dell’esercito nelle città. Un obiettivo che intendo perseguire quando, tra un paio di mesi, dovremo rinnovare il provvedimento che consente ai militari di affiancare le forze dell’ordine nel presidio delle città».
E mentre online (www.sestonotizie.it) il 75 per cento dei sestesi dice sì all’esercito anche nell’ex Stalingrado d’Italia, Guido Podestà, coordinatore lombardo Pdl e candidato alla Provincia di Milano reclama «assolutamente necessario un coinvolgimento di responsabilità della magistratura» poiché i reati sono commessi soprattutto da immigrati irregolari che non rispettano i provvedimenti di rimpatrio. «La magistratura si renda conto di ciò che i cittadini realmente vogliono. La nostra città e il nostro Paese devono tornare a essere luoghi in cui il rispetto della legalità deve essere garantito e assoluto». Rispetto della legalità, chiosa Guido Podestà, che «deve valere per tutti, italiani e no».