Violentata e «gettata via»

Tutto in una notte. Ma è un incubo. Picchiata, costretta a bere e a drogasi, poi stuprata e, dopo, come se non bastasse, gettata via in un cassonetto dei rifiuti. Un epilogo agghiacciante. Se non fosse stato per alcuni passanti che ne hanno sentito i lamenti, la poveretta sarebbe finita a pezzetti nel compattatore. Un horror messo in scena da un rom bosniaco di 23 anni, pluripregiudicato, ora arrestato dalla polizia per sequestro di persona, violenza sessuale e lesioni. Vittima la sua ex compagna, di un anno più giovane, stessa nazionalità, anche lei nomade. L’uomo l’ha avvicinata in via di Villa Pamphili intorno alle otto e mezza di domenica sera, con la forza l’ha fatta salire sul suo camper, poi ha imboccato l’ingresso del campo nomadi di via dell’Imbrecciato, al Trullo. Qui è cominciato l’inferno: alcol, cocaina e poi botte. Fino a mandarle in frantumi il naso e contusioni dappertutto. La ragazza, sfinita, viene violentata. Fino a ritrovarsi in un contenitore dell’Ama su via della Magliana.
«Due donne hanno denunciato di essere state violentate, in diverse circostanze, nella stessa notte. Il primo caso ha portato all’arresto di un nomade di 23 anni, nell’altro l’aggressore è rimasto sconosciuto». Così Piergiorgio Benvenuti, capogruppo di An alla Provincia di Roma, è intervenuto sulle violenze di domenica notte. E aggiunge: «La situazione è gravissima. Se si pensa poi che la nomade sarebbe stata violentata nel campo di via dell’Imbrecciato, non si può non ricordare che appena lo scorso venerdì con il consigliere di An del XV Municipio, Augusto Santori, abbiamo dato vita a un sit-in in cui con i comitati di quartiere abbiamo denunciato la dilagante illegalità che sta determinando la presenza di nomadi ed extracomunitari irregolari in quella zona. La stessa dove una settimana fa s’è registrato il raid contro il bar dei romeni. Questo dato - rileva ancora Benvenuti - dimostra come la zona dell’Imbrecciato e quelle adiacenti come Borgata Petrelli, San Pantaleo Campano e Alberesi, siano interessate all’espansione di un campo irregolare che sta determinando una escalation di violenza».
Secondo Emanuela Moroli, presidente di «Differenza Donna», associazione che gestisce quattro centri di accoglienza per donne vittime di soprusi, «tutte le donne, giovani o anziane, possono essere oggetto di abusi. La difficoltà sta poi chiaramente nel riuscire anche, da parte delle vittime, a denunciare e a raccontare le proprie esperienze. È un fenomeno a largo raggio, trasversale, che abbraccia tutte le età e tutte le classi sociali. E questo discorso vale anche per l’uomo che compie atti simili. Non è il rom, non è l’immigrato, ma può essere chiunque, anche chi appare assolutamente normale».