Violentata nel bagno del night

Alessia Marani

Terzo stupro in due giorni. Amaro record per la Capitale. Ancora una giovane straniera violentata dopo il caso della studentessa della John Cabot University fatta a salire in auto da un balordo a Santa Maria delle Mole e costretta a subire violenza sotto la minaccia di un coltello una volta giunta nei pressi di Trigoria. Vittima, ancora una volta, un’americana a Roma per studio. Pure lei ventenne. Era andata con un gruppo di amici a ballare in un locale del centro, in via de’ Nari a due passi da piazza Navona, Angy (è un nome di fantasia). Alle due l’incontro con quello che di lì a poco si trasformerà nel suo «bruto». Il locale è di quelli trendy, più in voga al momento. All’interno un ambiente soft e un arredamento accattivante: forme sinuose, letti accanto a poltroncine. Angy comincia a bere, forse anche qualche bicchiere di troppo. Il suo gruppo fa amicizia con degli italiani, uno in particolare pare essere molto interessato alla ragazza. I due cominciano a parlare, bevono insieme, probabilmente finiscono per scambiarsi qualche effusione. C’è feeling. Ma verso le due accade l’imprevisto. Angy e l’italiano, un giovane sui trent’anni, si incrociano davanti ai bagni. Il ragazzo l’afferra improvvisamente, la strattona fino a trascinarla nella toilette delle donne. Si chiude la porta a chiave dietro di sé. Come una belva in preda a un raptus s’avventa sulla poveretta. Pochi minuti d’inferno che lasciano la ragazzina stordita. Quello riapre la porta, esce, la molla lì.
Secondo quanto raccontato dalla ragazza e dai suoi amici ieri all’alba negli uffici della squadra mobile di via di San Vitale, il trentenne avrebbe imboccato la via d’uscita del locale. Così, lentamente, anche Angy. All’uscita, poi, vi sarebbe stato pure un battibecco tra gli statunitensi e il giovane. «Nessuno però aveva immaginato quel che era accaduto - spiegano gli inquirenti - così il ragazzo è stato lasciato andare via». Angy si confida con le amiche, insieme provano a chiamare i numeri d’emergenza ma nessuno risponde. Nel frattempo s’è incamminata verso il Santo Spirito, l’ospedale sul Lungotevere in Sassia dove i medici l’hanno dimessa con qualche giorno di prognosi. Per tutto il giorno, ieri, nei locali della IV sezione in questura sono sfilati a testimoniare gli amici della giovane, ma anche i buttafuori, i camerieri e il proprietario della discoteca. Il trentenne, comunque, difficilmente potrà passarla liscia. La selezione d’ingresso al locale è particolarmente «restrittiva»: prenotazione obbligatoria per il ristorante, lista a inviti per il dopocena. Incredulo il titolare: «Ogni tavolo è servito da un addetto, i bagni vengono puliti costantemente dalle donne delle pulizie durante la serata. Nessuno ha sentito nulla, urla o altro».