La violenza e il libero arbitrio da Anthony Burgess a Eric Fromm

«Arancia Meccanica» non è soltanto uno dei romanzi più discussi e letti della letteratura inglese del Novecento, ma anche uno di quei film di Kubrick che hanno fatto la storia del cinema. È naturale, quindi, che continui a sviluppare spunti e stimoli per chi vive di espressioni artistiche in senso lato. Un esempio dei «giorni nostri» lo si può cogliere da questa sera (e fino al 31 ottobre) sul palcoscenico del teatro Belli dove andrà in scena «Latte+» prodotto dai Teatri Possibili ESPerimenti su una riscrittura originale di Raffaella Fontana.
«Nella parabola di Burgess e Kubrick - spiega il regista Andrea Lisco - si affermava che «… è preferibile un mondo di violenza assunta scientificamente a un mondo programmato per essere buono e inoffensivo… Arancia Meccanica doveva essere una sorta di manifesto sull’importanza di poter scegliere».
Partendo da questo manifesto sul libero arbitrio, lo spettacolo propone una visione inquietante del tema della violenza umana che non è provocata da alcun condizionamento esterno ma da una scelta lucida e razionale. L’esigenza dello spettacolo nasce dallo studio di un saggio di Eric Fromm dal titolo Anatomia della distruttività umana nel quale lo psicologo tedesco svolge un’indagine globale sulle tendenze dell’uomo alla violenza distruttiva. Fromm individua due tipi di violenza nettamente distinti tra loro: il primo, benigno-difensivo, che è comune a tutte le specie animali; il secondo, maligno-distruttivo, che è invece peculiare della nostra specie. Quest’ultimo, privo di alibi biologici, è uno dei sentimenti dell’uomo come l’amore, l’ambizione, la cupidigia. La musica sembra quasi prendersi gioco dello spettacolo entrando a volte in contrasto con gli eventi scenici e passando inaspettatamente da Mozart ai Pink Floyd. La messa in scena si muove su piani espressivi diversi: dal comico al drammatico, dalla citazione teatrale a quella circense.